“A giorni verranno fuori altri nomi, più sostanziosi”, nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Viareggio. I sette nomi iscritti finora, infatti, avrebbero avuto la precedenza perché stranieri, non perché più importanti di altri. Lo rivelano i familiari delle vittime della strage del 29 giugno, ricevuti questa mattina dal Procuratore Generale della Toscana. L’inchiesta starebbe perciò acquisendo connotati tutt’altro che scontati. In primo luogo, perché le indagini starebbero procedendo ben oltre le responsabilità dell’officina di manutenzione che, il 2 marzo (4 mesi prima della strage) aveva rilasciato il treno, compreso naturalmente il primo, fatale carro, del convoglio. E, in secondo luogo, perché la Procura ha mostrato di tenere conto di molte delle segnalazioni fatte dalle quattro associazioni che si sono attivate dall’epoca del disastro.
Stando a quanto riportato dai tre rappresentanti dei familiari delle vittime, ricevuti dal Procuratore generale della Toscana, Beniamino Deidda, per più di un’ora, i sette nomi iscritti non sarebbero affatto la cornice principale dell’inchiesta, ma un passo necessario per acquisire la documentazione, all’estero, prima di poter passare a nomi più “sostanziosi”. Daniela Rombi, che perse la figlia di 21 anni dopo 40 giorni di agonia, ha raccontato: “Deidda ci ha detto di stare tranquilli e che la giustizia farà il suo corso. Si amplierà anche il numero degli indagati. Ha detto che i nomi non solo non può dirceli, ma non riesce a pronunciarli perché sono stranieri. Voi avrete capito, ci ha detto Deidda, che quei sette nomi non sono quelli importanti.
Grazie alla loro iscrizione sul registro degli indagati, è stato possibile acquisire una documentazione estera. Anche usciti nuovi nomi -continua Daniela Rombi- si potrà solo andare avanti per produrne altri. Non ci fossilizzeremo lì”. Deidda ha ricevuto Daniela Rombi, Alessandra Biancalana e l’avvocato Filippo Antonini.
La rottura dell’assile, cioè dell’asse che unisce le due ruote, non è l’unica pista seguita nell’inchiesta sulla strage di Viareggio. Stando a quanto riportato dai tre rappresentanti dei familiari delle vittime, ricevuti questa mattina in Procura a Firenze, l’inchiesta sta tenendo conto anche di elementi “contestualizzanti” ben più complessi. Rispetto alla conferenza stampa di un mese fa, tenuta dal procuratore di Lucca, Aldo Cicala, “la magistratura dimostra di prendere nella giusta considerazione le nostre segnalazioni”, dichiara Riccardo Antonini, ex ferroviere, presente questa mattina al presidio davanti alla Procura in via Cavour. “Deidda ci ha detto espressamente -racconta Daniela Rombi, una delle tre persone ricevute dal Procuratore Generale della Toscana- che, ad esempio, bisogna accertare le responsabilità della composizione del convoglio, che non aveva i carri-cuscinetto”. Secondo una denuncia delle associazioni, infatti, il primo carro, che è quello da cui è fuoriuscito il Gpl, avrebbe dovuto essere vuoto, perché una circolare dispone che il primo e l’ultimo debbano esserlo.
I rapporti tra le associazioni viareggine e le autorità vanno dunque avanti: “abbiamo depositato a Bruxelles un pacchetto di sicurezza per quanto riguarda il trasporto di sostanze pericolose abbiamo avuto un incontro con Alberto Chiovelli dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza ferroviaria e ha detto che le nostre proposte sono sensate”. Chiovelli, secondo Antonini, avrebbe anche ammesso che “l’incidente di Viareggio poteva essere evitato”. Intanto, come ricorda Antonini, “lo stesso treno del 29 giugno ha poi avuto altri due incidenti. Uno mentre percorreva la medesima tratta, da Tricate a Gricignano, trasportando sempre Gpl: è stato fermato a Grosseto, il 22 dicembre, con la ‘sala’ surriscaldata; e un’altra volta, poche settimane fa, ad Alessandria”. “E’ indubbio -conclude Antonini- che le responsabilità dell’insicurezza ferroviaria è molteplice. Basti pensare che, nella strage di Viareggio, Trenitalia era la proprietaria del locomotore che trainava il treno, poi c’era la Gatx proprietaria delle cisterne, poi Rfi che si occupa delle infrastrutture.” Quanto alla segnalazione dell’obbligo di “carri-cuscinetto”, ribadiscono le associazioni, “lo afferma una circolare, lo abbiamo pubblicizzato, è venuto fuori sui giornali e questo dimostra che la nostra azione non rimane inascoltata in Procura”.

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