Berlusconi caccia Fini dal PDL e pretende le sue dimissioni dalla presidenza della camera dei deputati

La crisi fra Berlusconi e Fini è arrivata al culmine fino al punto che è stata ufficializzata da un documento politico firmato al termine di una riunione con gli esponenti più in vista del PDL, fra cui lo stesso Berlusconi, presenziata da 33 membri del partito su 36 convocati. Berlusconi nel documento parla di Fini al passato e quasi lo deride del fatto che a suo avviso è venuto meno anche nell’ambito dell’impegno istituzionale accusandolo di aver dichiarato di rivestire un ruolo superparters alla camera dei deputati. Evidentemente sia Berlusconi sia i suoi più eminenti rappresentanti del PDL non conoscono a fondo le basi della democrazia e della costituzione italiana. Berlusconi inoltre, nel documento politico rincara la dose dando addosso a Fini in merito ad un presunto atteggiamento di comodo che egli avrebbe perpetrato, il quale atteggiamento pare sia divenuto distruttivo nei confronti degli obiettivi della coalizione di governo. Il premier non essendo stato sufficientemente soddisfatto del documento contro l’ex partner politico Gianfranco Fini, ha inoltre intimato a quest’ultimo di dimettersi dalla presidenza della Camera dei Deputati, ma Fini pare gli abbia risposto che la terza carica dello stato non è nelle sue disponibilità, pertanto il presidente della camera non intende affatto dimettersi e richiama all’umiltà il premier ricordandogli che le cariche istituzionali non possono essere decise a suo piacimento e per suo compiacimento. Gianfranco Fini è dunque fuori dal PDL e la notizia pare abbia generato un sussulto di entusiasmo fra i suoi più vicini collaboratori ed è stato cacciato dal partito per l’esser venuto meno ai principi ispiratori del popolo della libertà, principi che con tutta probabilità hanno poco a che vedere con il concetto puro e semplice di ‘libertà’. Infatti viste le prodezze del premier in termini di accettazione ed esclusione dal suo partito dei vari partner politici, il PDL, più che popolo delle libertà, sembrerebbe proprio solo il popolo dei ‘vassalli berlusconiani’, i quali a modesto avviso del loro ‘feudatario’ sono liberi di pensare e dire solo ciò che a lui è compiacente. Berlusconi in buona sostanza, quando parla del concetto di ‘libertà’, si vede che propriamente è riferito alla libertà di essere in sua completa adorazione ed a suo completo servizio.