Nel 1949 una famiglia americana cominciò a raccontare una storia destinata a entrare nella storia dell’horror: rumori inspiegabili provenienti dalle pareti, mobili che sembravano muoversi da soli, graffi che comparivano sul corpo di un adolescente e violente crisi che si manifestavano soprattutto durante la notte. Al centro della vicenda c’era un ragazzo di tredici anni conosciuto per decenni soltanto attraverso gli pseudonimi “Roland Doe” e “Robbie Mannheim”. Il suo vero nome sarebbe stato Ronald Hunkeler. Sacerdoti cattolici lo sottoposero a una lunga serie di esorcismi e quanto accadde in quelle settimane sarebbe diventato la principale fonte d’ispirazione per il romanzo L’Esorcista di William Peter Blatty e per il celebre film del 1973.
La storia comincia nei sobborghi di Washington, D.C., dove Ronald viveva con la sua famiglia, di origine tedesca e di religione luterana. Era figlio unico ed era particolarmente legato alla zia Harriet, una donna interessata allo spiritismo che, secondo le ricostruzioni successive, gli aveva insegnato anche a utilizzare una tavola Ouija. Nel gennaio del 1949 Harriet morì e, poco tempo dopo, nella casa degli Hunkeler cominciarono a verificarsi fenomeni che la famiglia non riusciva a spiegare. Ronald raccontava di sentire strani rumori provenire dalle pareti e dal pavimento della sua stanza. Si parlò anche di acqua che sarebbe comparsa inspiegabilmente dalle pareti e, soprattutto, del materasso del ragazzo che sembrava muoversi senza che nessuno lo toccasse.
La situazione diventò progressivamente più preoccupante. Durante il giorno Ronald appariva generalmente tranquillo e perfettamente normale, mentre di notte il suo comportamento cambiava. Cominciava improvvisamente a urlare, entrava in stati simili a trance e produceva suoni gutturali. Sul suo corpo sarebbero inoltre comparsi graffi e linee rosse senza una causa evidente. I genitori cercarono inizialmente una spiegazione razionale e consultarono medici, psichiatri e il loro ministro luterano. Nessuno, secondo la famiglia, riuscì però a risolvere il problema. Fu proprio il ministro a suggerire loro di rivolgersi ai gesuiti.
Entrò così nella vicenda padre Edward Albert Hughes, sacerdote cattolico che, convinto della possibilità di una possessione, chiese ai propri superiori l’autorizzazione a praticare un esorcismo. Il permesso venne concesso. Durante il rituale Ronald sarebbe stato immobilizzato sul letto mentre Hughes recitava le preghiere previste dal rito. Ma l’esorcismo terminò bruscamente. Secondo il racconto tramandato sul caso, il ragazzo riuscì a staccare un pezzo metallico della struttura del materasso e ferì il sacerdote a una spalla. Hughes interruppe il rituale.
Pochi giorni dopo sul corpo di Ronald comparvero nuovi graffi. Alcuni sembravano formare lettere e parole. Una di queste sarebbe stata “LOUIS”. La madre interpretò quel segno come un’indicazione precisa: dovevano raggiungere St. Louis, nel Missouri, dove vivevano alcuni parenti della famiglia. Gli Hunkeler partirono quindi nella speranza di trovare qualcuno capace di aiutare il ragazzo.
A St. Louis entrarono in contatto con alcuni gesuiti, tra cui padre William Bowdern, padre Raymond J. Bishop e altri religiosi che avrebbero seguito il caso. I sacerdoti iniziarono a osservare Ronald e descrissero fenomeni molto simili a quelli raccontati precedentemente dalla famiglia. Durante il giorno il ragazzo poteva conversare normalmente, mentre la notte cominciavano le crisi. Urlava, bestemmiava, si agitava violentemente e sembrava entrare in uno stato di trance. I religiosi raccontarono inoltre di aver visto il letto muoversi violentemente e alcuni oggetti spostarsi apparentemente senza essere toccati.
Sul corpo del ragazzo continuarono a comparire segni rossi. In un’occasione i sacerdoti dissero di aver visto formarsi una “X” sul petto di Ronald. In altre circostanze parlarono di linee simili a un forcone che sembravano estendersi lungo una gamba. Questi fenomeni vennero interpretati in chiave religiosa e convinsero ulteriormente i sacerdoti di trovarsi davanti a un caso di possessione demoniaca. Cominciò così una lunga successione di rituali che sarebbe durata settimane.
Le notti diventavano sempre più estenuanti. Secondo i resoconti dei religiosi, Ronald reagiva violentemente quando gli venivano mostrati crocifissi o altri oggetti sacri. Durante le crisi pronunciava insulti e bestemmie, sputava e produceva suoni con una voce descritta come profondamente diversa da quella normale. Il 20 marzo 1949 la situazione degenerò ulteriormente: Ronald urinò nel letto e cominciò a urlare e insultare i sacerdoti. La famiglia, ormai esausta, decise che il ragazzo aveva bisogno di un’assistenza più continua e lo fece ricoverare all’Alexian Brothers Hospital di St. Louis.
Anche lì i rituali continuarono. Il momento decisivo sarebbe arrivato il 18 aprile 1949, il lunedì successivo alla Pasqua. Ronald ebbe una nuova violentissima crisi e, secondo i presenti, gridò che Satana sarebbe rimasto con lui per sempre. I sacerdoti disposero sul suo corpo reliquie, crocifissi, medaglie e rosari e invocarono San Michele Arcangelo, ordinando al demonio di abbandonare il ragazzo. Affermarono che San Michele avrebbe combattuto Satana per l’anima di Ronald.
Alle 22:45 sarebbe iniziata l’ultima fase del rituale. Per alcuni minuti Ronald continuò a essere agitato. Poi, improvvisamente, tutto cessò. Secondo i sacerdoti trascorsero appena sette minuti prima che il ragazzo uscisse dalla trance. Ronald aprì gli occhi e pronunciò semplicemente due parole: «Se n’è andato». Successivamente avrebbe raccontato di aver avuto una visione nella quale San Michele combatteva e sconfiggeva Satana su un enorme campo di battaglia. Secondo Bowdern e gli altri religiosi coinvolti, da quel momento i fenomeni inspiegabili terminarono.
La storia avrebbe potuto rimanere confinata alla famiglia e ai sacerdoti che avevano partecipato ai rituali. Nell’agosto del 1949, però, il Washington Post pubblicò un articolo nel quale raccontava che alcuni sacerdoti cattolici avevano praticato un esorcismo su un ragazzo. Il nome dell’adolescente non venne reso pubblico e per anni la sua identità rimase nascosta. La vicenda sembrò poi scomparire dalle cronache, almeno fino a quando non arrivò nelle mani di uno scrittore.
Nel 1971 William Peter Blatty pubblicò il romanzo The Exorcist, ispirandosi proprio al caso del ragazzo sottoposto agli esorcismi del 1949 e ai resoconti attribuiti ai sacerdoti coinvolti. Il libro divenne un enorme successo editoriale e rimase per mesi nelle classifiche dei bestseller. Due anni dopo arrivò l’adattamento cinematografico diretto da William Friedkin, destinato a diventare uno dei film horror più famosi di tutti i tempi.
Naturalmente il cinema trasformò profondamente la storia. Roland Doe diventò Regan MacNeil, una bambina di dodici anni. La vicenda venne concentrata principalmente a Georgetown, a Washington, e furono aggiunti numerosi elementi completamente cinematografici. Nel caso reale non esistono racconti secondo cui la testa di Ronald avrebbe ruotato di 360 gradi, né testimonianze di vomito verde o delle altre scene estreme diventate iconiche nel film. Anche il demone Pazuzu, centrale nella storia cinematografica, appartiene alla costruzione narrativa di Blatty e del film e non ai resoconti originari dell’esorcismo del 1949.
Per decenni l’identità di Roland Doe rimase protetta. Successive ricerche hanno indicato che dietro lo pseudonimo si trovava Ronald Hunkeler, che dopo gli eventi del 1949 avrebbe condotto una vita sorprendentemente normale. Tornò sulla costa orientale, studiò, lavorò, si sposò e costruì una famiglia. Secondo le ricostruzioni pubblicate sulla sua vita, intraprese una carriera tecnica e non trascorse il resto della propria esistenza tormentato da fenomeni soprannaturali. Il ragazzo che aveva ispirato uno dei personaggi più terrificanti della storia del cinema sarebbe quindi diventato un adulto con una vita molto lontana dall’immagine costruita intorno a lui.
Anche i luoghi della vicenda cambiarono. L’Alexian Brothers Hospital, dove si sarebbe concluso l’esorcismo, venne demolito nel 1978. La stanza nella quale Ronald era stato ospitato sarebbe stata precedentemente chiusa e isolata. La casa di St. Louis legata alla famiglia, invece, continuò per decenni ad attirare curiosi e appassionati di storie paranormali, trasformandosi inevitabilmente in uno dei luoghi associati alla leggenda dell’esorcismo.
Ma quanto c’è di vero in tutto questo? È proprio qui che la storia diventa molto più complessa del film. La maggior parte degli episodi soprannaturali proviene dalle testimonianze della famiglia e dei religiosi coinvolti. Non esistono prove scientifiche capaci di dimostrare che il letto si muovesse realmente da solo, che gli oggetti volassero nella stanza o che i graffi comparissero sul corpo del ragazzo per cause inspiegabili. Nel corso degli anni studiosi e scettici hanno proposto interpretazioni alternative, ipotizzando problemi psicologici, comportamenti volontari del ragazzo, suggestione collettiva o una combinazione di diversi fattori.
Rimane però un fatto storico affascinante: nella primavera del 1949, una famiglia realmente esistita era convinta che il proprio figlio fosse tormentato da qualcosa di soprannaturale e alcuni sacerdoti cattolici presero la situazione abbastanza seriamente da sottoporlo a ripetuti rituali di esorcismo. Da quella vicenda nacque una storia raccontata sui giornali, poi un romanzo e infine un film capace di cambiare per sempre l’immaginario dell’horror.
Dietro Regan, il letto che trema, le urla e le scene diventate leggendarie nel cinema c’era dunque un adolescente reale. Non sappiamo se Ronald Hunkeler fosse davvero vittima di qualcosa di inspiegabile, se stesse attraversando una grave crisi o se parte dei fenomeni sia stata amplificata nel corso degli anni. Sappiamo però che la notte del 18 aprile 1949, dopo settimane di rituali, il ragazzo pronunciò secondo i sacerdoti una frase semplicissima: «Se n’è andato». E da quel momento, almeno secondo coloro che erano presenti, tutto finì.




