Vai al contenuto
⌕
Edizione MondoRaromercoledì, 14 Ottobre 2026

Cronaca, politica, società e voci dal presente

Notizie dall'Italia e dal Mondo

Abruzzo, il Rapporto Sud Innovation 2025 fotografa una regione tra crescita delle startup e fuga dei giovani

· · Nessun commento

L’Abruzzo è una regione che investe nella formazione, possiede centri di ricerca di eccellenza, vanta una struttura industriale capace di competere sui mercati internazionali e registra una crescita significativa delle imprese innovative. Eppure continua a perdere una delle sue risorse più preziose: i giovani. È questa la contraddizione che emerge dal Rapporto Sud Innovation 2025 – Attrattività e Competitività del Mezzogiorno, presentato nell’ottobre 2025 nell’ambito del Sud Innovation Summit.

La ricerca, sviluppata da Sud Innovation APS con il coinvolgimento di un Comitato Tecnico-Scientifico, analizza le capacità di innovazione, attrazione degli investimenti e crescita economica delle regioni meridionali. La sezione dedicata all’Abruzzo restituisce la fotografia di un territorio dalle notevoli potenzialità, ma ancora alle prese con difficoltà strutturali che ne limitano lo sviluppo.

È importante precisare che il rapporto è stato pubblicato nel 2025 e utilizza indicatori riferiti a periodi precedenti. Non si tratta, quindi, di una rilevazione aggiornata al 2026, ma di uno studio che permette di comprendere alcune delle principali dinamiche economiche e sociali della regione.

Uno dei dati più significativi riguarda la formazione scientifica e tecnologica. Secondo i valori riportati nel rapporto, l’Abruzzo registra 18,2 laureati nelle discipline STEM ogni mille abitanti tra i 20 e i 29 anni, un risultato superiore al valore nazionale indicato nello studio, pari a circa 15 ogni mille.

Le discipline STEM comprendono scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, settori fondamentali per lo sviluppo di un’economia avanzata. Il dato evidenzia la capacità del sistema universitario e formativo regionale di preparare figure professionali qualificate, anche grazie alla presenza di istituzioni come il Gran Sasso Science Institute dell’Aquila e degli atenei abruzzesi.

Ma proprio qui emerge uno dei paradossi più evidenti. In tredici anni l’Abruzzo ha perso oltre 8.500 giovani, con 922 partenze registrate nel solo 2023. Un’emorragia demografica che assume un significato ancora più preoccupante quando riguarda persone formate nelle università e nei centri di ricerca del territorio.

La regione, in sostanza, contribuisce alla preparazione di giovani professionisti che spesso finiscono per mettere le proprie competenze al servizio di altre realtà economiche, italiane o straniere.

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di posti di lavoro, ma anche la qualità delle opportunità professionali, le prospettive di carriera, le retribuzioni e la possibilità di costruire un futuro stabile. Formare personale qualificato senza riuscire a trattenerlo significa sostenere un investimento collettivo i cui benefici rischiano di essere raccolti altrove.

Sul fronte dell’occupazione, il Rapporto Sud Innovation 2025 riporta per l’Abruzzo un tasso di occupazione del 62,1% nel 2024, mentre quello di disoccupazione si attesta al 7,2%.

Si tratta di indicatori che descrivono una situazione relativamente più favorevole rispetto ad altre aree del Mezzogiorno, ma che non eliminano le difficoltà incontrate soprattutto dalle nuove generazioni.

L’aumento dell’occupazione, infatti, non coincide necessariamente con la diffusione di lavori qualificati, adeguatamente retribuiti e capaci di valorizzare le competenze acquisite durante gli studi. È proprio questa distanza tra formazione e opportunità professionali a rappresentare una delle questioni centrali per il futuro abruzzese.

Un segnale incoraggiante arriva invece dal mondo delle imprese innovative. Il rapporto censisce 295 startup innovative in Abruzzo, pari al 2,29% del totale nazionale, con una crescita del 36% rispetto al 2021.

Il dato testimonia la presenza di una realtà imprenditoriale dinamica, capace di sviluppare nuove iniziative nei settori tecnologici e della conoscenza. Tuttavia, il numero delle startup non è sufficiente, da solo, a garantire un sistema economico solido.

Le giovani imprese hanno bisogno di investimenti, accesso al credito, infrastrutture digitali, collaborazioni con le università e opportunità di crescita sui mercati. Senza queste condizioni, anche i progetti più promettenti rischiano di rimanere esperienze isolate o di trasferirsi in territori capaci di offrire maggiori risorse.

Il rapporto evidenzia inoltre il peso del comparto industriale, al quale vengono attribuiti circa 9,5 miliardi di euro di esportazioni annue. Oltre la metà di questo valore è generata da imprese multinazionali.

La presenza di grandi gruppi industriali rappresenta certamente un punto di forza, perché garantisce collegamenti con i mercati internazionali, capacità produttiva e opportunità occupazionali. Allo stesso tempo, però, pone una questione fondamentale: quanto di questa ricchezza contribuisce a rafforzare stabilmente il tessuto economico locale?

Un sistema produttivo fortemente legato alle strategie delle multinazionali può risentire di decisioni industriali prese lontano dal territorio. Per questo diventa essenziale sviluppare una rete più ampia di piccole e medie imprese innovative, favorendo il trasferimento tecnologico e la collaborazione tra ricerca e produzione.

Un’altra debolezza individuata dal Rapporto Sud Innovation 2025 riguarda la capacità dell’Abruzzo di attrarre talenti e competenze dall’estero. La regione, pur disponendo di strutture scientifiche e universitarie importanti, non riesce ancora a esprimere pienamente il proprio potenziale internazionale.

Il fenomeno assume un significato particolarmente delicato se collegato allo spopolamento delle aree interne e all’invecchiamento della popolazione. La partenza dei giovani non impoverisce soltanto il mercato del lavoro, ma indebolisce progressivamente le comunità, riduce la domanda di servizi e rende più difficile mantenere vive le economie dei piccoli centri.

La questione riguarda quindi l’intero equilibrio sociale e territoriale dell’Abruzzo, non soltanto le sue prospettive industriali.

Lo studio, curato da Roberto Ruggeri, mostra una regione che dispone di risorse importanti, ma che non riesce ancora a trasformarle pienamente in sviluppo diffuso e opportunità per le nuove generazioni.

Il dato forse più significativo è proprio la coesistenza di due fenomeni apparentemente contraddittori: da una parte crescono le startup, si consolidano le competenze scientifiche e si conferma la capacità industriale; dall’altra prosegue la perdita di giovani, mentre rimangono difficoltà nell’attrarre nuove professionalità.

Questa contraddizione dovrebbe essere al centro delle politiche regionali. Non basta celebrare la crescita delle imprese innovative o i risultati delle università. Occorre comprendere perché una parte dei giovani formati in Abruzzo continui a considerare la partenza come la soluzione più concreta per realizzare le proprie aspirazioni.

Servono investimenti nella ricerca, sostegno alle nuove imprese, politiche industriali di lungo periodo, infrastrutture efficienti e soprattutto opportunità lavorative capaci di offrire stabilità, retribuzioni adeguate e possibilità di crescita.

Il Rapporto Sud Innovation 2025 non descrive dunque una regione priva di prospettive. Al contrario, documenta la presenza di risorse che potrebbero consentire all’Abruzzo di rafforzare il proprio ruolo nell’economia dell’innovazione.

Ma evidenzia anche quanto sia ancora difficile trasformare queste potenzialità in risultati duraturi per la popolazione.

Perché il vero problema dell’Abruzzo non sembra essere la mancanza di talenti, ma la difficoltà di creare le condizioni affinché quei talenti possano restare, lavorare e costruire il proprio futuro nella regione in cui sono cresciuti.