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Agricoltura e pesticidi, Slow Food chiede un cambio di rotta

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Il costo del cibo aumenta, le famiglie riducono gli acquisti e gli agricoltori continuano a fare i conti con rincari e difficoltà economiche. È il quadro denunciato da Slow Food Italia nel comunicato del 14 ottobre 2026, diffuso in vista della Giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre. L’associazione chiede un’agricoltura meno dipendente da pesticidi, fertilizzanti chimici e carburanti.

Secondo i dati del Sole 24 Ore richiamati da Slow Food, tra il 2021 e il 2026 il costo di un paniere alimentare è aumentato del 29,5%. L’associazione cita inoltre dati Istat secondo cui il 29,4% delle famiglie ha dichiarato di aver ridotto la quantità o la qualità degli alimenti acquistati.

L’aumento dei prezzi al supermercato, osserva Slow Food, non si traduce necessariamente in maggiori guadagni per chi coltiva. Nel comunicato vengono riportati alcuni esempi raccolti nella provincia di Cuneo: le zucchine sono pagate ai produttori tra 0,65 e 1,45 euro al chilogrammo, mentre al dettaglio raggiungono circa 4 euro. L’uva da tavola passa da 0,62 euro all’origine a 3,49 euro al supermercato.

Si tratta di confronti indicativi, non di una misurazione nazionale dei margini commerciali. I prezzi finali comprendono infatti anche trasporto, lavorazione, distribuzione e altri costi.

Per Slow Food, la dipendenza dell’agricoltura da prodotti chimici e combustibili espone le aziende alle oscillazioni dei mercati internazionali, aggravate dalle tensioni geopolitiche.

Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, critica un modello produttivo che, a suo giudizio, concentra la ricchezza e compromette risorse come suolo, acqua e biodiversità. Si tratta di una valutazione dell’associazione, che propone di rivedere le priorità delle politiche agricole.

L’alternativa indicata è l’agroecologia, un approccio che punta sulla fertilità del terreno, sulla biodiversità e su pratiche capaci di ridurre il ricorso a sostanze chimiche e risorse esterne.

«Non esiste una sola agricoltura», sottolinea Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia e docente all’Università di Palermo, sostenendo la necessità di unire tutela ambientale e interessi degli agricoltori.

Ridurre la dipendenza dai pesticidi, tuttavia, non significa che ogni tecnica alternativa garantisca automaticamente rese adeguate o costi inferiori. I risultati dipendono dalle colture, dalle condizioni climatiche e dalle pratiche adottate. Il comunicato presenta una proposta di cambiamento, non uno studio comparativo che ne dimostri l’efficacia economica in ogni contesto.

Slow Food invita infine a sostenere l’Iniziativa dei cittadini europei «Il cibo è un diritto umano per tutti!», dedicata alla costruzione di sistemi alimentari più equi e sostenibili.

La questione centrale rimane come garantire alimenti accessibili ai consumatori, redditi dignitosi agli agricoltori e una minore pressione sull’ambiente. Un obiettivo che richiede interventi concreti, verifiche indipendenti e politiche capaci di accompagnare la transizione agricola.