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Ambiente e Tutela Animali

Benessere dei polli, l’Italia in ritardo rispetto all’Europa

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In Europa cresce il numero di aziende alimentari che si impegnano a migliorare le condizioni di allevamento dei polli destinati alla produzione di carne. L’Italia, invece, rimane tra i Paesi con i progressi più limitati. È quanto denuncia Essere Animali, presentando i risultati dello European Chicken Commitment Progress Report 2025, realizzato dalla coalizione internazionale Open Wing Alliance.

Secondo il rapporto, 394 aziende europee hanno aderito allo European Chicken Commitment (ECC), un insieme di standard volontari che prevede, tra le altre misure, minori densità negli allevamenti e l’utilizzo di razze a crescita più lenta. L’organizzazione stima che gli impegni assunti possano contribuire a migliorare le condizioni di vita di oltre 1,3 miliardi di polli ogni anno. Si tratta di una proiezione, non di un risultato già interamente raggiunto.

In Italia, secondo Essere Animali, tra le aziende che hanno sottoscritto l’impegno figurano Carrefour, Cortilia, Eataly e Fileni. Mancano invece adesioni da parte di importanti insegne della grande distribuzione italiana, tra cui Coop, Conad ed Esselunga.

«L’Italia resta fanalino di coda», afferma Simone Montuschi, presidente di Essere Animali, chiedendo alle principali catene di supermercati di adottare criteri più rigorosi per il benessere animale.

Il rapporto segnala alcuni risultati ottenuti all’estero. In Norvegia, il produttore Norsk Kylling dichiara di aver raggiunto la piena conformità agli standard ECC, registrando una riduzione della mortalità degli animali del 79%. Nel Regno Unito, Waitrose viene indicata come la prima catena di supermercati pienamente conforme agli standard.

Un altro problema sollevato dall’associazione riguarda il white striping, una miopatia che provoca la comparsa di striature bianche nel petto dei polli, associate ad alterazioni del tessuto muscolare.

Secondo un’analisi condotta da Essere Animali su oltre 600 confezioni di petto di pollo vendute da Coop, Conad ed Esselunga, il fenomeno sarebbe visibile in più del 90% dei prodotti esaminati. Il dato riguarda il campione analizzato dall’associazione e non può essere automaticamente esteso a tutta la carne di pollo commercializzata in Italia.

Il white striping è associato soprattutto alle razze a rapido accrescimento e può influire sulla qualità della carne, ma la sua presenza non costituisce di per sé una violazione delle norme veterinarie.

La questione ha raggiunto anche il Parlamento italiano, dove, secondo il comunicato di Essere Animali, sono state presentate interrogazioni sulle condizioni degli allevamenti e sulla qualità dei prodotti commercializzati.

Il rapporto del 2025 evidenzia dunque una distanza tra gli impegni volontari assunti da numerose aziende europee e quelli delle principali insegne italiane. Resta però fondamentale distinguere l’adesione formale agli standard dalla loro effettiva applicazione, verificando i risultati attraverso controlli indipendenti e dati trasparenti.

Il benessere dei polli allevati per la carne non riguarda soltanto le scelte dei consumatori, ma anche la responsabilità delle aziende e l’efficacia delle politiche di tutela animale.