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Costume e Società

Lavoro, solo il 6% degli italiani è pienamente motivato

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Il lavoro dovrebbe garantire dignità, sicurezza economica e possibilità di realizzazione personale. Eppure, in Italia, soltanto il 6% dei lavoratori risulta pienamente motivato, contro il 13% della media europea e il 21% a livello mondiale. Sono i dati del rapporto State of the Global Workplace 2024 di Gallup, richiamati da Ecosistema Formazione Italia (EFI) in occasione degli Stati Generali della felicità in azienda.

Il tema è stato al centro del Wellbeing Happiness Forum, organizzato da EFI e OMM Business nell’ottobre 2025, con l’obiettivo di discutere nuovi modelli organizzativi, salute mentale, qualità del lavoro e responsabilità delle imprese.

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità riportate dagli organizzatori, ansia e depressione comportano ogni anno la perdita di circa 12 miliardi di giornate lavorative nel mondo, con un costo economico stimato in mille miliardi di dollari.

Il problema non riguarda soltanto il benessere individuale. Nel comunicato viene citata anche una ricerca McKinsey secondo cui le aziende che investono nella salute psicologica e nella qualità dell’ambiente professionale registrerebbero una produttività oraria superiore del 30% e un turnover dimezzato. Si tratta di dati richiamati dagli organizzatori, che non dimostrano da soli un rapporto diretto di causa ed effetto.

Tra le possibili risposte emergono il diritto alla disconnessione, lo smart working regolamentato, una maggiore autonomia professionale e la riduzione dell’orario di lavoro.

Particolarmente significativo è l’esperimento britannico sulla settimana lavorativa corta, condotto in 61 aziende. Secondo i risultati citati nel comunicato, dopo sei mesi il burnout si sarebbe ridotto del 71%, mentre la produttività sarebbe rimasta stabile o sarebbe aumentata.

In Italia, invece, il dibattito continua a confrontarsi con modelli organizzativi spesso legati alla presenza fisica in ufficio e alla rigidità degli orari.

Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia, sostiene che il benessere sia diventato un elemento centrale nelle scelte professionali e nelle strategie delle imprese per attrarre e trattenere i dipendenti.

Ma la felicità sul lavoro non può essere ridotta a uno strumento per migliorare i risultati economici delle aziende. Retribuzioni adeguate, carichi sostenibili, sicurezza, rispetto degli orari e possibilità di conciliare lavoro e vita privata restano condizioni fondamentali.

La vera sfida, dunque, non è convincere i dipendenti a essere più felici per produrre di più, ma costruire un’organizzazione del lavoro che non comprometta la loro salute e la loro qualità della vita.