C’è una categoria di politici che trovo irresistibile: quelli che hanno sempre la patria sulle labbra e un biglietto aereo pronto in tasca. Flavio Bolsonaro, uomo della destra brasiliana, ha perso le elezioni contro Lula, è volato a Miami e da lì ha annunciato di essere il vero presidente del Brasile. Poi ha corretto la dichiarazione, proclamandosi semplicemente leader. Evidentemente, anche i colpi di Stato immaginari hanno bisogno di una revisione delle bozze.
Parliamo dello stesso Bolsonaro che nel 2025 era ospite a Pontida, sul palco della Lega di Matteo Salvini. Un patriota internazionale, insomma: celebra la sovranità nazionale in Italia, perde le elezioni in Brasile e trasferisce la propria sovranità personale negli Stati Uniti. Una carriera politica che somiglia sempre più a un programma fedeltà delle compagnie aeree.
Salvini, che lo aveva accolto tra gli amici della Lega, lo aveva ricordato persino alla vigilia del voto brasiliano. Mi domando se abbia conservato la maglietta di Pontida: potrebbe tornare utile a Bolsonaro per le sue future riunioni di governo sulla spiaggia.
E poi c’è Trump, altro estimatore della famiglia Bolsonaro, che ha accolto il senatore negli Stati Uniti ma ha preferito non sostenere apertamente la sua autoproclamazione. Un piccolo miracolo diplomatico: due politici che contestano le sconfitte elettorali, ma uno dei due stavolta decide di non partecipare al karaoke.
Quanto a Giorgia Meloni, mi piacerebbe conoscere il suo giudizio su questo curioso concetto di patriottismo, così vicino alla retorica sovranista della destra internazionale: la patria prima di tutto, purché non impedisca di trasferirsi altrove quando le cose si mettono male.
La cosa che considero più grave, però, non è il viaggio. È la pretesa che il voto popolare sia valido soltanto quando consegna il potere alla persona giusta. Bolsonaro denuncia brogli senza aver presentato prove e pretende di sostituire milioni di schede elettorali con una dichiarazione sui social.
Io continuo a pensare che il patriottismo si misuri anche dalla capacità di rispettare il proprio Paese quando non ti elegge. Altrimenti sei un “patriota” in viaggio ed aspirante padrone che ha scoperto, con enorme disappunto, che il Brasile non è una proprietà di famiglia.
E a Miami può anche proclamarsi imperatore dell’Atlantico. Il problema è che quattro milioni e mezzo di voti di distacco non spariscono cambiando fuso orario.



