Le diverse fasi biologiche della vita femminile – dal ciclo mestruale alle terapie ormonali fino alla menopausa – hanno un impatto significativo sull’equilibrio psicologico. Eppure questo legame viene ancora spesso sottovalutato. Una nuova indagine realizzata da Unobravo, servizio di psicologia online e Società Benefit, mette in evidenza quanto le variazioni ormonali possano incidere sul benessere mentale delle donne.
La ricerca, condotta da Dynata su un campione di 1.001 donne italiane tra i 18 e i 60 anni, mostra che oltre una donna su tre nell’ultimo mese si è sentita spesso o molto spesso emotivamente sopraffatta. Le condizioni biologiche e ormonali sembrano avere un ruolo importante nell’amplificare questa sensazione di pressione e vulnerabilità.
Il peso del ciclo irregolare sulla salute mentale
Tra le donne che hanno un ciclo mestruale irregolare o che assumono farmaci che influenzano l’equilibrio ormonale, la gestione delle emozioni risulta più complessa. Circa il 36% di loro afferma di avere difficoltà nel controllare il proprio stato emotivo, una percentuale sensibilmente più alta rispetto alla media della popolazione femminile.
Dolori fisici, stanchezza e cambiamenti del corpo rappresentano un ulteriore fattore di stress. Quasi una donna su due (47,3%) ritiene che questi elementi incidano in modo rilevante sul proprio benessere psicologico. Tra chi ha un ciclo irregolare o segue terapie specifiche, la percentuale sale fino al 55,9%.
Le difficoltà si riflettono anche sulla qualità del sonno. Più della metà delle donne con ciclo irregolare (54,2%) dichiara di dormire male, un dato nettamente superiore rispetto a chi ha un ciclo regolare.
In generale, oltre il 40% delle intervistate afferma che il proprio equilibrio mentale non è stabile nel tempo. Il dato aumenta ulteriormente tra chi segue terapie farmacologiche (47%) e tra chi ha un ciclo irregolare (52%).
Giovani più esposte alla pressione emotiva
L’indagine evidenzia anche un forte impatto generazionale. Le donne più giovani risultano particolarmente vulnerabili: il 62% delle ragazze segnala di sentirsi sopraffatta più facilmente rispetto alle fasce d’età successive.
Un ruolo importante è giocato anche dal confronto con le aspettative sociali. Circa il 37% delle intervistate ammette di vivere con difficoltà il paragone con modelli e standard imposti dalla società. Questo fenomeno riguarda soprattutto la fascia tra i 18 e i 24 anni, dove coinvolge oltre una giovane su due.
Menopausa e mancanza di supporto
La percezione di non essere comprese emerge con forza anche nelle fasi di transizione biologica come perimenopausa e menopausa. Circa il 40% delle donne in questa fase afferma che le persone vicine non riescono a comprendere pienamente il peso emotivo dei cambiamenti che stanno vivendo.
Quasi una su due dichiara inoltre di non sentirsi adeguatamente supportata nei momenti di maggiore difficoltà.
L’impatto del lavoro sul benessere psicologico
Alla dimensione biologica si affianca quella professionale. Tra le donne lavoratrici che hanno sperimentato sensazioni di sopraffazione, circa il 42% ritiene che il lavoro abbia contribuito spesso a questo stato di stress.
Nonostante ciò, quasi sette lavoratrici su dieci dichiarano che le aziende in cui lavorano non adottano misure concrete per sostenere il benessere psicologico dei dipendenti.
Il rischio della normalizzazione dello stress
Un elemento ricorrente emerso dalla ricerca è la tendenza a minimizzare il disagio emotivo. Circa tre donne su quattro affermano che le proprie difficoltà psicologiche vengono spesso interpretate dagli altri come una conseguenza “normale” della fase della vita che stanno attraversando.
Questa normalizzazione del malessere può rendere più difficile chiedere aiuto o ricevere un adeguato supporto psicologico.
Cresce però l’attenzione alla salute mentale
Nonostante le difficoltà, emerge anche una maggiore consapevolezza sull’importanza del benessere psicologico. Per circa il 51% delle donne italiane, prendersi cura della propria salute mentale rappresenta oggi una priorità.
Secondo Corena Pezzella, psicoterapeuta e Clinical Manager di Unobravo, è fondamentale riconoscere il legame tra dimensione fisica e psicologica. “Le diverse fasi biologiche della vita femminile comportano trasformazioni profonde che non riguardano solo il corpo. Accanto alla cura della salute fisica è importante riconoscere e legittimare anche l’impatto emotivo di questi cambiamenti. Considerare il disagio come qualcosa di inevitabile rischia di silenziare richieste di aiuto che meritano invece ascolto e attenzione clinica”.
La ricerca evidenzia quindi la necessità di una maggiore integrazione tra salute ginecologica e salute mentale, per affrontare in modo più completo le sfide che molte donne vivono lungo tutto il corso della loro vita.


