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Torino dedica una grande mostra al Sodoma: il maestro che conquistò il Rinascimento

Il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino ospiterà dal 31 marzo al 6 settembre 2026 la mostra “Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento”, un’importante esposizione dedicata a uno dei protagonisti più originali della pittura italiana tra Quattro e Cinquecento.

La rassegna, promossa dalla Fondazione Accorsi-Ometto e curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, riporta l’attenzione sull’opera di Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva a lui dedicata, organizzata nel 1950 tra Vercelli e Siena.

Il percorso espositivo riunisce oltre cinquanta opere, alcune delle quali inedite o raramente esposte, provenienti da importanti musei italiani e internazionali e da prestigiose collezioni private. Tra le istituzioni coinvolte figurano, tra le altre, la Pinacoteca di Brera, la Galleria Borghese, i Musei Vaticani, la Pinacoteca Nazionale di Siena, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Musée Jacquemart-André di Parigi e numerosi musei civici italiani.

L’obiettivo della mostra è raccontare soprattutto gli anni iniziali della carriera del Sodoma, un periodo fondamentale in cui il pittore elaborò un linguaggio artistico personale, capace di fondere influenze diverse e di dialogare con i grandi protagonisti del Rinascimento.

Nato a Vercelli nel 1477, Bazzi si formò nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti, immerso nel vivace clima artistico del Piemonte tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. In questa fase assimilò una ricca varietà di stimoli figurativi che avrebbero caratterizzato tutta la sua produzione.

Già alla fine del Quattrocento l’artista si spostò verso il centro Italia. La sua presenza è documentata a Roma nel 1497, mentre intorno al 1500 potrebbe aver iniziato a lavorare agli affreschi del monastero di Subiaco, nel Lazio. Le prime opere certe si trovano però nel territorio senese, dove realizzò importanti cicli pittorici come gli affreschi di Sant’Anna in Camprena e quelli del chiostro di Monteoliveto Maggiore.

In queste opere emerge una sintesi originale di influenze: i ricordi della pittura piemontese si uniscono agli aggiornamenti leonardeschi e lombardi, alle suggestioni dell’antichità classica e alle esperienze della pittura centroitaliana, in particolare quella di Pinturicchio e Perugino.

Il talento del Sodoma lo portò presto al centro della scena artistica italiana. Nel 1508 fu chiamato da papa Giulio II a partecipare alla decorazione della Stanza della Segnatura in Vaticano, lavorando accanto ad alcuni dei più importanti pittori dell’epoca, tra cui Perugino, Lorenzo Lotto, Bramantino e Raffaello Sanzio.

Sempre a Roma realizzò uno dei suoi capolavori più celebri: l’affresco delle Nozze di Alessandro e Rossane nella Villa Farnesina, commissionato dal potente banchiere senese Agostino Chigi. Quest’opera segnò uno dei momenti più alti della sua carriera.

Dopo l’esperienza romana, il Sodoma si stabilì a Siena, dove continuò a lavorare intensamente producendo pale d’altare, affreschi e dipinti di devozione privata. Tra le opere più significative di questo periodo spiccano gli affreschi dell’oratorio di Santa Caterina in San Domenico e le decorazioni del Palazzo Pubblico.

La mostra torinese ricostruisce questo percorso artistico attraverso opere del Sodoma ma anche attraverso dipinti di altri protagonisti dell’epoca, come Macrino d’Alba, Gaudenzio Ferrari, Eusebio Ferrari e Gerolamo Giovenone. Questi lavori testimoniano gli intensi scambi culturali tra Piemonte e Italia centrale tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

Tra i pezzi più significativi esposti figurano opere come il Cristo in pietà sorretto da quattro angeli, proveniente dall’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto di Roma, e la Morte di Lucrezia, conservata alla Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino.

Attraverso dipinti, documenti e confronti con altri artisti del periodo, l’esposizione racconta la straordinaria parabola di un pittore che, partendo dal Piemonte, riuscì a conquistare un ruolo centrale nella stagione della “maniera moderna”, diventando uno dei protagonisti più affascinanti e originali del Rinascimento italiano.

Redazione
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