Ogni anno, da tanti anni scrivo una lettera per gli amici, o almeno coloro che credevo fossero tali. Con il tempo ho capito di non avere amici. Potrei far finta di niente e lasciare tutto “in superficie”. A dire il vero non sono così “profondo”, però non ci sto ad affogare in una pozzanghera, preferisco decisamente il mare aperto… e così affido al “mare” di internet questi pensieri…
Che posso farci, la notte che pian piano rideventa giorno, riesce sempre a stupirmi e commuovermi. Sono così poco rassicurante. Non riesco più a dare peso alle ragioni o ad i torti. Ogni istante mi attraversa come respiro. Ho carezze parcheggiate in un angolo e pensieri che non trovano pace…
Che strano questo 2020. Il virus ha fatto uscire il peggio ed il meglio di ognuno di noi. La “solitudine” è stata la grande protagonista di questa epoca. La morte ha trovato il silenzio della solitudine. Quanta confusione. Le vite di tutti noi sono mutate. Che male fa, tutta l’indifferenza, oltre le parole di facciata. Ognuno per la sua strada… in strade deserte.
Scrivo perché non so se sia giusto oppure no, essere conformisti e “obbedienti”. L’attuale situazione di emergenza ci impone di “uccidere” le nostre libertà, adeguandoci alle prescrizioni dell’autorità. Si, si lo so, “il distanziamento” è l’unica soluzione a questa dannata pandemia. Le ristrizioni “necessarie”.
Libertà individuale e bene collettivo. Sono concetti intimamente e quasi “incestuosamente” collegati in un strano amplesso ideologico.
Sia ben chiaro che, per quanto mi riguarda, rinunciare ad alcune libertà individuali è necessario ed anche utile, per garantire la cooperazione in vista dell’obiettivo comune di sconfiggere il virus. Però ribadisco non so se, sia giusto essere conformisti e “obbedienti”.
Libertà ed obbedienza. Stridono queste due parole insieme, vero? Senza autorità non vi è giustizia?
Mi domando se oggi, vale più “il gregge”, o il singolo? Ed il singolo vale in senso assoluto o quanto la comunità? Uno vale uno (come dicevano alcuni…), oppure qualcuno vale di più? Se sono scarseggiate e scarseggiano organizzazione, personale, medicine e molto altro per la cura di chi è colpito gravemente dal virus, è ciò è accaduto e continua ad accadere per colpa della mediocrità di alcuni servitori dello Stato, è giusto dare una priorità? L’orrore della superficilità di alcuni, può ricadere in questo modo violento sui singoli e sulla colletività? Ma soprattutto, qual è il criterio per decidere?
Non ho la risposta a queste domande. Non possiedo alcuna certezza. Sono solo molto preoccupato ed anche incazzato, perché per me è un “CRIMINE” scegliere chi salvare e chi far morire. Non lo accetto, non lo capisco. Le persone sono solo numeri? Non abbiamo tutti gli stessi diritti? Un’ottantenne vale meno di un ventenne?. Un malato vale meno di un “sano”?. Non lo so.
Non è che forse siamo diventati silenzio. Un silenzio obbediente alla “mediocrità” di alcuni governanti e di personaggi “loschi” addetti alla gestione della sanità? Non è che ci siamo lasciati confondere da un pensiero orribile e “criminale” che si arroga la scelta di vita o di morte di un altro essere umano?
Resistenza. Forse, abbiamo bisogno di resistere realmente, fermamente, dignitosamente a tutta la mediocrità, all’incapacità, all’assurdo “bollettino” dei numeri quotidiani. Contagiati e morti, non sono numeri da statistica! ‘Fanculo. Sono vite e storie. Se il virus pare seguire continue “curve” di crescita e decrescita, ho la strana sensazione che la nostra dignità ci sia stata strappata e buttata in un abisso di continua “decrescita”.
Oltre 60mila morti in Italia… proviamo un attimo ad immaginare quante lacrime, quante storie e quanta solitudine. Ogni società si misura in base al tasso di rispetto della vita. Se è vero che c’è un Dio, in questo “traffico di vite” senza una meta, che sia la sua e per una volta, la nostra volontà.
Che posso farci, sono un “umanista”, sempre convinto che siamo in grado, tutti noi, di compredere cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Credo fermamente che una nota sia grandiosa nella sua individualità e ancora più grandiosa nell’insieme di uno spartito…
Spero che l’anno nuovo porti coraggio e forza, per affrontare ciò che è stato, ma ancor più, per cio che sarà…