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La storia che forse non conosci

Maggie Lena Walker, la figlia di una schiava che divenne la prima donna americana a fondare una banca

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Nacque durante la Guerra Civile americana, figlia di una donna ridotta in schiavitù, e crebbe aiutando la madre a consegnare il bucato nelle case dei bianchi di Richmond. Eppure Maggie Lena Walker riuscì a trasformare una vita iniziata nella povertà in una straordinaria storia di emancipazione economica e impegno civile. Nel 1903 entrò nella storia diventando la prima donna negli Stati Uniti a fondare e ottenere l’autorizzazione per una banca. Ma quella banca era soltanto una parte di un progetto molto più ambizioso: costruire strumenti attraverso i quali la comunità afroamericana potesse conquistare autonomia economica, istruzione e possibilità concrete di migliorare la propria condizione.

Maggie Lena Walker nacque il 15 luglio 1864 a Richmond, in Virginia, quando la Guerra Civile americana non era ancora terminata. Sua madre, Elizabeth Draper, era una donna schiavizzata che aveva lavorato nella casa di Elizabeth Van Lew, celebre abolizionista e spia dell’Unione. Il padre biologico di Maggie era Eccles Cuthbert, un soldato confederato di origine irlandese. Poco dopo la nascita della bambina, Elizabeth sposò William Mitchell, un maggiordomo che lavorava nella stessa casa. Dopo la fine della guerra la famiglia riuscì finalmente ad affittare un’abitazione propria, ma la fragile stabilità conquistata durò pochissimo. Nel febbraio del 1867 Mitchell venne trovato morto nel fiume James. La sua morte fu classificata come suicidio, anche se la famiglia era convinta che fosse stato assassinato.

Elizabeth Draper si ritrovò così sola con due bambini da mantenere. Per sopravvivere iniziò a lavorare come lavandaia e Maggie, ancora giovanissima, la aiutava consegnando la biancheria pulita ai clienti bianchi. Anni dopo avrebbe ricordato le proprie origini con una frase molto efficace: non era nata con un cucchiaio d’argento in bocca, ma praticamente con una cesta della biancheria sulla testa. Quelle esperienze le mostrarono fin dall’infanzia quanto profonde fossero le disuguaglianze economiche e sociali nella Richmond del dopoguerra.

Nonostante dovesse contribuire al sostentamento della famiglia, Maggie riuscì a frequentare la scuola pubblica. A quattordici anni entrò inoltre nell’Independent Order of St. Luke, un’organizzazione mutualistica afroamericana nata inizialmente per assistere i malati e garantire una degna sepoltura ai defunti, ma progressivamente diventata anche uno strumento di sostegno per gli afroamericani usciti dalla schiavitù. Maggie organizzò una sezione giovanile dell’associazione e iniziò quella che sarebbe diventata una lunghissima attività al suo interno.

Nel 1883 si diplomò alla Richmond Colored Normal School, istituita per garantire un’istruzione agli afroamericani della Virginia dopo la Guerra Civile, e iniziò a lavorare come insegnante. La sua carriera scolastica, tuttavia, terminò appena tre anni dopo. Nel 1886 si sposò e le regole dell’epoca permettevano soltanto alle donne non sposate di continuare a insegnare. Maggie dovette quindi lasciare la scuola, ma non abbandonò l’impegno sociale. Continuò a lavorare nell’Independent Order of St. Luke fino a quando, nel 1899, venne eletta alla guida dell’organizzazione.

Quando assunse l’incarico, l’ordine attraversava una situazione difficilissima. Il numero degli iscritti era diminuito drasticamente e le finanze erano vicine al collasso. Walker comprese che la semplice assistenza non sarebbe stata sufficiente. Per migliorare davvero le condizioni della comunità afroamericana occorreva creare una struttura economica capace di produrre lavoro, informazione, risparmio e accesso al credito. Nel 1901 presentò quindi un progetto basato su tre iniziative: un grande magazzino gestito da lavoratori afroamericani e rivolto principalmente a clienti afroamericani, un giornale attraverso il quale diffondere informazioni e idee e, soprattutto, una banca.

Nel 1903 aprì la Saint Luke Penny Savings Bank. Maggie Lena Walker divenne così la prima donna, indipendentemente dall’origine etnica, a fondare e ottenere una charter bancaria negli Stati Uniti. Dietro quell’istituto finanziario c’era un’idea semplice ma rivoluzionaria: il denaro della comunità doveva poter essere utilizzato per aiutare la comunità stessa. Walker invitava gli afroamericani a mettere insieme le proprie risorse, risparmiare e investire reciprocamente, invece di dipendere esclusivamente da istituzioni controllate dai bianchi.

La Saint Luke Penny Savings Bank non era quindi soltanto un luogo dove depositare denaro. Concedeva mutui e prestiti personali e consentiva a famiglie afroamericane che spesso incontravano enormi difficoltà nell’accesso al credito di acquistare una casa o avviare un’attività. Walker insisteva anche sull’importanza di insegnare ai bambini il valore del risparmio fin dalla più giovane età. La sua convinzione era racchiusa in un’immagine efficacissima: creare una banca capace di prendere le monetine e trasformarle in dollari.

Il progetto funzionò. La banca crebbe insieme alla comunità che serviva e contribuì allo sviluppo della classe media afroamericana di Richmond. Nel 1924 più di 50.000 persone possedevano un conto collegato all’organizzazione e, a metà degli anni Venti, i depositi raggiungevano complessivamente circa mezzo milione di dollari. Quando la Grande Depressione travolse gli Stati Uniti e migliaia di istituti bancari fallirono, Walker riuscì a proteggere ciò che aveva costruito attraverso la fusione della sua banca con altri due istituti afroamericani di Richmond.

Ma ridurre Maggie Lena Walker alla donna che fondò una banca significherebbe raccontare soltanto una parte della sua storia. Attraverso l’Independent Order of St. Luke promosse attività imprenditoriali e sociali, guidò un giornale e sostenne iniziative commerciali pensate per creare opportunità di lavoro. Anche come datrice di lavoro cercava di incoraggiare l’indipendenza economica dei dipendenti, invitandoli a mettere da parte una percentuale dello stipendio nei propri conti di risparmio.

Parallelamente divenne una protagonista della lotta per i diritti civili. Partecipò alla fondazione della sezione di Richmond della NAACP, ricoprì incarichi in organizzazioni femminili afroamericane, sostenne il movimento contro i linciaggi e nel 1904 contribuì a organizzare un boicottaggio contro la segregazione sui tram. Si impegnò anche direttamente nella politica, in un periodo nel quale essere donna e afroamericana significava scontrarsi contemporaneamente con discriminazioni razziali e barriere di genere.

La sua vita privata, intanto, continuò a essere segnata da tragedie. Nel 1893 perse il figlio Armstead quando era ancora neonato. Nel 1915 avvenne un episodio ancora più drammatico: suo figlio Russell scambiò il padre per un intruso entrato in casa e gli sparò accidentalmente, uccidendolo. Negli ultimi anni Maggie dovette inoltre convivere con il diabete e con problemi di salute che la costrinsero a utilizzare una sedia a rotelle. Nonostante tutto continuò a lavorare e rimase alla guida dell’Independent Order of St. Luke fino alla morte.

Maggie Lena Walker morì il 15 dicembre 1934, all’età di settant’anni. Lasciava dietro di sé qualcosa di molto più importante di una singola impresa commerciale. Aveva dimostrato come il risparmio, l’istruzione, l’accesso al credito e la cooperazione potessero diventare strumenti di emancipazione in una società nella quale agli afroamericani erano ancora negati molti diritti e opportunità.

Una delle sue frasi sintetizza perfettamente questa filosofia. Pochissime persone, osservava Walker, possono permettersi di dare molto, ma migliaia e migliaia possono dare poco. E mettendo insieme quei piccoli contributi è possibile creare qualcosa di grande.

Era un principio che Maggie Lena Walker conosceva personalmente. Era partita da una cesta di biancheria portata per le strade di Richmond ed era arrivata alla direzione di una banca. La sua storia dimostrò che persino una piccola moneta, quando viene unita a migliaia di altre, può diventare uno strumento capace di cambiare il destino di un’intera comunità.