Sopravvisse al marito, al figlio Nicola II, ai nipoti e persino all’Impero russo. Maria Feodorovna attraversò rivoluzioni, assassinii e lutti familiari senza mai accettare fino in fondo la notizia più terribile: lo sterminio della famiglia dello zar.
La sua esistenza era iniziata molto lontano dalle immense sale dei palazzi imperiali russi. Si chiamava Dagmar ed era nata il 26 novembre 1847 in Danimarca. La sua famiglia apparteneva alla nobiltà danese, ma nel 1863 la sua vita cambiò radicalmente quando suo padre salì al trono con il nome di Cristiano IX. Dagmar divenne così principessa di Danimarca e la sua famiglia iniziò a intrecciare legami con alcune delle più importanti monarchie europee. Suo fratello divenne re di Grecia, mentre sua sorella Alessandra sposò Alberto Edoardo, principe di Galles e futuro re Edoardo VII del Regno Unito.
Per Dagmar il destino guardava invece verso la Russia. Ancora giovanissima venne promessa a Nicola Aleksandrovič, erede al trono dell’Impero russo. I due erano pronti a sposarsi quando la tragedia colpì per la prima volta la futura imperatrice: nell’aprile del 1865 Nicola morì a soli 21 anni dopo essersi gravemente ammalato. Secondo la tradizione tramandata sulla vicenda, uno dei suoi ultimi desideri sarebbe stato quello di vedere Dagmar sposare suo fratello minore, Aleksandr Aleksandrovič.
Il 9 novembre 1866, nella cappella imperiale del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo, Dagmar sposò Aleksandr. Entrando nella famiglia imperiale russa assunse anche il nome con cui sarebbe passata alla storia: Maria Feodorovna. Cercò rapidamente di adattarsi alla nuova patria, imparando la lingua e avvicinandosi alle tradizioni della società russa. Divenne una figura molto popolare e nel maggio del 1868 diede alla luce il suo primo figlio maschio, Nicola, il futuro Nicola II. Quel bambino sarebbe diventato l’ultimo zar della storia russa.
Nel 1881 l’Impero fu sconvolto dall’assassinio dello zar Alessandro II, mortalmente ferito in un attentato a San Pietroburgo. Suo figlio salì al trono come Alessandro III e Maria Feodorovna divenne imperatrice di Russia. Non fu soltanto una presenza cerimoniale a corte: seguiva con attenzione la politica internazionale e divenne una consigliera importante del marito. Ma ancora una volta la felicità durò poco. Nel 1894 Alessandro III si ammalò gravemente e morì a soli 49 anni. Maria rimase vedova a 46 anni e suo figlio Nicola, appena ventiseienne, si ritrovò improvvisamente a governare uno degli imperi più vasti del mondo.
All’inizio del suo regno Nicola II cercò spesso il consiglio della madre, ma con il passare degli anni Maria vide diminuire la propria influenza. Il rapporto con la nuora Alessandra Feodorovna non fu sempre semplice e la crescente presenza a corte del mistico Grigorij Rasputin aumentò ulteriormente le tensioni. Maria osservava con preoccupazione ciò che stava accadendo intorno al figlio. La Russia attraversava un periodo sempre più difficile, le tensioni sociali aumentavano e la Prima guerra mondiale aggravò una situazione già estremamente fragile. Maria tentò di convincere Nicola ad assumere con maggiore decisione il controllo della situazione, ma gli eventi stavano ormai precipitando.
Nel marzo del 1917, nel pieno della rivoluzione, Nicola II fu costretto ad abdicare. Più di tre secoli di dominio della dinastia Romanov stavano arrivando alla fine. Pochi giorni dopo, l’ex zar e la sua famiglia vennero posti agli arresti. Maria Feodorovna riuscì a incontrare ancora una volta suo figlio dopo l’abdicazione. Fu il loro ultimo incontro.
Mentre Nicola, Alessandra e i loro cinque figli venivano tenuti prigionieri, Maria rimase in Crimea. Avrebbe potuto lasciare la Russia, ma inizialmente si rifiutò di farlo perché voleva restare il più vicino possibile al figlio. Per qualche tempo riuscì persino a scambiare segretamente delle lettere con lui. Poi, nell’estate del 1918, quelle lettere smisero improvvisamente di arrivare.
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, a Ekaterinburg, Nicola II venne condotto insieme alla moglie Alessandra e ai loro cinque figli in una stanza della casa Ipatiev, dove la famiglia era tenuta prigioniera. Con loro si trovavano alcuni fedeli servitori. Furono tutti uccisi. Morirono Nicola II, Alessandra e i figli Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e Aleksej. La famiglia dell’ultimo zar era stata sterminata.
Maria Feodorovna, però, non volle crederci. Le informazioni che circolavano in quei mesi erano confuse, frammentarie e spesso contraddittorie, e lei si aggrappò a qualsiasi notizia potesse lasciare aperta una speranza. Continuava a chiamare affettuosamente suo figlio “Nicky” e si convinse che potesse essere ancora vivo, nascosto da qualche parte insieme alla famiglia. Quando le parlavano dell’esecuzione, rifiutava quella versione. Per lei non esisteva una prova capace di cancellare definitivamente la possibilità che Nicola fosse sopravvissuto.
Maria continuò ostinatamente a rimanere in Crimea anche quando la situazione divenne sempre più pericolosa. Nel 1919 fu infine costretta a lasciare la Russia. Una nave da guerra britannica venne inviata per evacuare alcuni membri della famiglia imperiale e nell’operazione ebbe un ruolo anche Giorgio V del Regno Unito, nipote di Maria. L’anziana imperatrice madre salì a bordo e lasciò per sempre il Paese nel quale aveva trascorso gran parte della propria esistenza.
Alla fine tornò in Danimarca, il luogo dove tutto era cominciato più di settant’anni prima. Ma la giovane principessa Dagmar apparteneva ormai a un mondo scomparso. Maria continuò ad aspettare. Nonostante le testimonianze e le notizie sull’esecuzione dei Romanov, non accettò pubblicamente la morte di Nicola e della sua famiglia. Per lei suo figlio poteva ancora tornare.
Nel frattempo non esistevano più né lo zar né la monarchia e neppure l’Impero russo che aveva conosciuto. Maria era sopravvissuta al primo fidanzato Nicola Aleksandrovič, al suocero Alessandro II assassinato, al marito Alessandro III e, anche se non volle mai riconoscerlo pienamente, al figlio Nicola II, alla nuora Alessandra e ai cinque nipoti.
Maria Feodorovna morì in Danimarca il 13 ottobre 1928, all’età di 80 anni. Era stata principessa di Danimarca, granduchessa, imperatrice di Russia e infine imperatrice madre. Aveva conosciuto i grandi palazzi dei Romanov, le cerimonie imperiali, il potere e il privilegio, per poi assistere alla distruzione di quel mondo.
La sua vita attraversò due epoche completamente diverse: quella delle grandi monarchie europee dell’Ottocento e quella delle rivoluzioni che cambiarono il volto del Novecento. Quando morì, la Russia degli zar apparteneva ormai alla storia. Maria, invece, aveva continuato ad aspettare il ritorno di suo figlio. Forse accettare la morte di Nicola avrebbe significato perdere definitivamente non soltanto un figlio, ma anche l’ultimo frammento del mondo nel quale aveva vissuto. La donna nata come Dagmar di Danimarca era sopravvissuta persino all’impero del quale era stata imperatrice.




