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Exorcism

Il caso di Arne Cheyenne Johnson: l’uomo che disse «È stato il Diavolo a farmelo fare»

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Un ragazzo di diciannove anni, un omicidio apparentemente inspiegabile, una famiglia convinta di essere perseguitata da una presenza demoniaca e due investigatori del paranormale destinati a diventare famosi in tutto il mondo. Nel 1981 il caso di Arne Cheyenne Johnson sconvolse il Connecticut e arrivò davanti a un tribunale con una strategia difensiva mai tentata prima negli Stati Uniti: sostenere che l’imputato non fosse responsabile delle proprie azioni perché, al momento del delitto, era posseduto dal demonio. Una storia talmente incredibile da diventare, quarant’anni dopo, l’ispirazione per il film The Conjuring: Per ordine del Diavolo.

Fino a quel momento Arne Cheyenne Johnson sembrava un ragazzo come tanti. Non aveva precedenti penali e nulla faceva immaginare che il suo nome sarebbe stato associato a uno dei processi più insoliti della storia giudiziaria americana. Tutto cambiò il 16 febbraio 1981 a Brookfield, nel Connecticut. Durante una lite, Johnson accoltellò mortalmente Alan Bono, il proprietario dell’abitazione in cui viveva e datore di lavoro della sua fidanzata, Debbie Glatzel. Quando la polizia arrivò sul posto trovò Bono gravemente ferito al torace e all’addome da un coltello tascabile. Johnson venne rintracciato e arrestato poco dopo.

Per gli investigatori si trattava di un omicidio nato da una lite. Ma la famiglia Glatzel raccontava da mesi una storia completamente diversa, una vicenda che aveva avuto inizio con David Glatzel, il fratello minore di Debbie. Il bambino aveva cominciato a soffrire di terrificanti incubi e sosteneva di vedere strane figure. Durante il giorno parlava di un vecchio con la barba bianca, mentre di notte descriveva una creatura molto più inquietante: un uomo con grandi occhi neri, il volto sottile, caratteristiche animalesche e denti irregolari.

Con il passare del tempo il comportamento di David sarebbe diventato sempre più difficile da controllare. Secondo i familiari, il bambino scalciava, mordeva, sputava e insultava i genitori. Sembrava inoltre soffrire di convulsioni e in alcune occasioni dava l’impressione di essere strangolato da qualcosa che nessuno riusciva a vedere. I medici che lo visitarono individuarono problemi di apprendimento, ma la famiglia cominciò a temere che la spiegazione non fosse di natura medica. Fu allora che entrarono nella storia Ed e Lorraine Warren, già conosciuti negli Stati Uniti per le loro indagini su presunte infestazioni, possessioni e fenomeni paranormali.

I Warren si convinsero che David fosse vittima di una presenza demoniaca. Secondo il loro racconto, ciò che stava accadendo nella casa dei Glatzel non poteva essere spiegato semplicemente attraverso un disturbo psicologico. La situazione diventò talmente seria che alcuni sacerdoti avrebbero partecipato a una serie di rituali religiosi sul bambino. I racconti legati al caso parlano di tre esorcismi, durante i quali David avrebbe manifestato fenomeni straordinari, arrivando secondo alcune testimonianze persino a levitare.

Arne Johnson assisteva a ciò che stava accadendo al fratello della sua fidanzata e cominciò a confrontarsi direttamente con la presunta entità. Secondo la versione sostenuta successivamente dalla famiglia e dai Warren, il ragazzo avrebbe provocato il demonio, intimandogli di lasciare in pace David e di entrare invece nel suo corpo. Un gesto disperato che, nella ricostruzione paranormale della vicenda, avrebbe avuto conseguenze terribili. I Warren affermarono di averlo avvertito di non sfidare quella presenza. Ma secondo Debbie Glatzel era ormai troppo tardi: qualcosa sarebbe passato da David ad Arne.

Nei mesi successivi Johnson avrebbe cominciato a comportarsi in maniera insolita. Poi arrivò quel 16 febbraio 1981 e la morte di Alan Bono. Secondo la ricostruzione della polizia, tra i due uomini scoppiò una discussione e Johnson colpì Bono ripetutamente con un coltello. Per la difesa, però, dietro quel gesto esisteva qualcosa di completamente diverso. L’avvocato Martin Minnella annunciò l’intenzione di sostenere che Johnson fosse “non colpevole per possessione demoniaca”. Non una malattia mentale, non un incidente, ma l’intervento di un’entità soprannaturale che avrebbe preso il controllo dell’imputato.

Il processo attirò inevitabilmente giornalisti e curiosi. Anche Ed e Lorraine Warren seguirono la vicenda e contribuirono a trasformarla in un caso nazionale. La questione era però enorme: poteva un tribunale americano accettare l’esistenza del demonio come elemento capace di eliminare la responsabilità penale di un imputato? Il giudice Robert Callahan non lo permise. Stabilì che una presunta possessione demoniaca non poteva costituire una difesa utilizzabile davanti a una giuria perché non esisteva un metodo oggettivo e verificabile con cui dimostrarla.

La strategia della difesa dovette quindi cambiare. Johnson non poté essere giudicato sulla base dell’idea che il Diavolo avesse controllato le sue azioni e alla fine venne riconosciuto colpevole di omicidio colposo di primo grado. Ricevette una condanna da dieci a vent’anni di carcere, ma ne avrebbe scontati circa cinque prima di ottenere la libertà anticipata per buona condotta.

La parte soprannaturale della vicenda rimase invece profondamente controversa. Gli scettici accusarono i Warren di aver trasformato i problemi della famiglia in una storia di possessione demoniaca. Anche Carl Glatzel, un altro fratello di Debbie, contestò successivamente la versione paranormale e sostenne che David avesse sofferto di problemi di salute mentale che avrebbero dovuto essere affrontati in maniera diversa. Debbie, al contrario, continuò a sostenere quanto raccontato dalla famiglia e rimase convinta che suo fratello fosse stato realmente posseduto e che Arne avesse attirato su di sé quella presenza sfidandola.

Anche il ruolo dei sacerdoti coinvolti alimentò discussioni. Per anni fu difficile ricostruire esattamente quali rituali fossero stati effettuati e chi vi avesse partecipato. La vicenda si trasformò così in un terreno nel quale testimonianze familiari, interpretazioni religiose, ricostruzioni dei Warren e fatti giudiziari finirono per sovrapporsi. Una cosa, però, rimaneva certa: Alan Bono era morto e Arne Cheyenne Johnson lo aveva accoltellato. Ciò che divideva le persone era la spiegazione di ciò che aveva portato il ragazzo a compiere quel gesto.

La notorietà del caso non diminuì con il passare degli anni. Libri, programmi televisivi e documentari continuarono a raccontare la storia del ragazzo che aveva tentato di portare il Diavolo davanti a un tribunale americano. Nel 2021 la vicenda divenne la principale ispirazione di The Conjuring: The Devil Made Me Do It, terzo film principale della saga cinematografica dedicata alle indagini di Ed e Lorraine Warren. Come spesso accade nelle trasposizioni horror, il cinema trasformò e amplificò diversi elementi della storia reale.

Dietro la versione cinematografica rimane però un caso molto più ambiguo e inquietante proprio perché coinvolge persone realmente esistite. Arne Cheyenne Johnson uccise Alan Bono e venne condannato dalla giustizia americana. Che cosa stesse accadendo nella famiglia Glatzel nei mesi precedenti è invece ancora oggetto di interpretazioni completamente opposte. Per alcuni fu una successione di disturbi psicologici e convinzioni religiose trasformati progressivamente in una storia di possessione. Per altri, compresa Debbie Glatzel, ciò che accadde a David e successivamente ad Arne non poteva essere spiegato in termini puramente razionali.

Ed è qui che il caso continua a esercitare il suo fascino più oscuro. Il tribunale stabilì chi aveva ucciso Alan Bono, ma non accettò mai di giudicare la domanda che rese celebre il processo: quella notte del 1981, Arne Cheyenne Johnson agì davvero soltanto per propria volontà, oppure lui e la famiglia Glatzel erano sinceramente convinti che dentro di lui ci fosse qualcos’altro?