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Edizione MondoRaromartedì, 20 Ottobre 2026

Cronaca, politica, società e voci dal presente

Gli italioti...e altri "ioti"...

Scaffali vuoti, famiglie in ginocchio e un Governo pieno di propaganda. Meloni, questa è l’Italia reale!

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Gli scaffali vuoti dei supermercati sono l’immagine impietosa di un Paese che sta pagando il prezzo di una politica incapace di difendere il potere d’acquisto dei cittadini e la sopravvivenza di chi lavora. Dalla Campania arrivano immagini inquietanti: reparti ortofrutticoli deserti, prodotti alimentari che iniziano a scarseggiare, commercianti in difficoltà e consumatori preoccupati. Non siamo davanti a una catastrofe naturale, ma alle conseguenze della protesta degli autotrasportatori contro il caro-gasolio. Una protesta che personalmente sostengo, perché quando lavorare diventa economicamente insostenibile, ribellarsi non è un capriccio, ma una necessità. E mentre l’Italia reale affronta questa situazione, il Governo Meloni continua a vendere la favola di una nazione forte, prospera e rispettata. Peccato che la propaganda non riempia gli scaffali e, soprattutto, non riempia i frigoriferi delle famiglie.

I camionisti denunciano che il costo di un pieno è passato da 900 a 1.600 euro. Una cifra impressionante che racconta meglio di qualsiasi discorso politico la gravità della situazione. Quando il trasporto diventa un’attività economicamente insostenibile, l’intera filiera produttiva entra in crisi. Gli agricoltori non riescono a distribuire le merci, i commercianti non ricevono i prodotti e i cittadini subiscono le conseguenze. Eppure, per chi governa, sembra sempre arrivare prima il momento delle dichiarazioni rassicuranti e soltanto dopo quello delle soluzioni. Giorgia Meloni, che dall’opposizione tuonava contro ogni rincaro e prometteva battaglia in difesa degli italiani, oggi dovrebbe spiegare quali risposte concrete intenda dare a chi non riesce più a sostenere i costi della propria attività. Perché è troppo facile indignarsi quando si è all’opposizione e pretendere pazienza quando si occupano le poltrone del potere.

E poi c’è il vergognoso spettacolo di un’informazione nazionale troppo spesso impegnata a inseguire le polemiche della politica anziché mettere al centro le difficoltà materiali del Paese. Sarebbe interessante verificare quanto spazio e quale approfondimento abbiano riservato a questa protesta i grandi programmi della Rai, ormai ribattezzata dai suoi critici TeleMeloni, e le televisioni Mediaset. La TGR Campania ha documentato gli scaffali vuoti, ma un servizio regionale non basta a esaurire una questione che coinvolge interi settori economici. Dove sono i grandi confronti televisivi sulle responsabilità politiche del caro-carburanti? Dove sono le trasmissioni che incalzano quotidianamente i ministri sulle difficoltà dei trasportatori, dei produttori e delle famiglie? Non basta raccontare il disagio: bisogna interrogare il potere sulle cause e sulle risposte. Un’informazione che preferisce il teatrino delle dichiarazioni alla sostanza dei problemi rischia di diventare una comoda alleata dell’immobilismo politico.

Il carovita sta divorando la serenità di milioni di famiglie. Dietro le statistiche ci sono persone costrette a rinunciare a qualcosa ogni volta che entrano in un supermercato, pensionati che fanno i conti con ogni centesimo, lavoratori che vedono dissolversi lo stipendio tra bollette, carburanti e beni di prima necessità. E mentre il Paese fatica, la maggioranza continua a sbandierare risultati e successi, quasi che ripetere ossessivamente che tutto va bene possa trasformare la propaganda in realtà. Ma la realtà non si lascia addomesticare dai comunicati stampa. Non si governa una nazione con gli slogan patriottici, né si difendono gli italiani agitando continuamente il tricolore. Il patriottismo non è una scenografia da comizio: significa proteggere chi lavora, chi produce, chi cresce dei figli e chi ha dedicato una vita intera al proprio Paese.

Trovo particolarmente intollerabile che, mentre si discute di aumentare le spese militari e destinare ulteriori risorse al riarmo, la tutela economica delle famiglie e delle attività produttive continui a richiedere sacrifici, attese e compromessi. Non si tratta di negare le esigenze della difesa nazionale, ma di contestare una gerarchia di priorità che considero profondamente sbagliata. Si trovano ambizioni e programmi per gli arsenali, mentre chi trasporta il cibo sulle nostre tavole denuncia di non riuscire più a sostenere il costo del carburante. Ci raccontano che dobbiamo prepararci alle minacce esterne, ma sembrano dimenticare quella che sta già colpendo dall’interno la società italiana: l’impoverimento progressivo delle persone. A cosa serve proclamare una nazione più forte militarmente se diventa sempre più fragile socialmente? Che razza di sicurezza è quella che pensa alle armi e trascura la sicurezza economica di chi dovrebbe proteggere?

E sia chiaro: non accetto nemmeno il tentativo di trasformare gli autotrasportatori nei colpevoli di questa situazione. I disagi sono reali e pesanti, ma non si può pretendere che una categoria continui a lavorare in perdita per nascondere le contraddizioni di un sistema economico che scarica i costi sempre sugli stessi. La protesta può e deve rispettare i diritti degli altri cittadini, ma le sue ragioni meritano ascolto e risposte immediate. Non sono i camionisti a dover essere messi politicamente sotto accusa per aver denunciato una condizione insostenibile. È il Governo a dover rendere conto della propria capacità di affrontarla. Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, e Giorgia Meloni hanno responsabilità politiche precise. Non bastano incontri istituzionali, promesse generiche o fotografie davanti alle telecamere. Servono interventi credibili sui costi del trasporto e una strategia capace di proteggere l’intera filiera alimentare.

Questa destra ha costruito buona parte della propria fortuna politica proclamandosi voce del popolo, difensore delle famiglie e paladina degli interessi nazionali. Ebbene, il popolo non è una parola da utilizzare nei comizi per raccogliere applausi. È fatto di persone in carne e ossa che chiedono di vivere dignitosamente. Le famiglie non sono un simbolo da esibire durante le campagne elettorali, ma realtà quotidiane che hanno bisogno di salari adeguati, servizi pubblici efficienti e prezzi sostenibili. E gli interessi nazionali non coincidono automaticamente con le ambizioni militari o con le strategie di comunicazione del Governo. La vera sovranità di un Paese comincia dalla capacità dei suoi cittadini di non essere economicamente ricattabili dalla necessità di sopravvivere.

Io sto dalla parte degli autotrasportatori, dei produttori, dei piccoli commercianti e delle famiglie. Non ho alcuna intenzione di applaudire chi trasforma la sofferenza sociale in una questione secondaria mentre continua a celebrare i propri presunti successi. Gli scaffali vuoti rappresentano un campanello d’allarme che non può essere liquidato come un semplice inconveniente logistico. Sono il segnale di un’economia nella quale basta che un anello della catena si spezzi perché emergano tutte le fragilità di un sistema che ha dimenticato il valore del lavoro.

Basta soldi destinati a una corsa al riarmo che sottrae spazio e risorse alle urgenze sociali. Basta propaganda spacciata per buon governo. Basta sacrifici imposti a chi già fatica ad arrivare alla fine del mese. Pretendo maggiori investimenti per tutelare le famiglie, sostenere il reddito e il potere d’acquisto, proteggere i produttori agricoli e garantire agli autotrasportatori condizioni economiche dignitose. Pretendo una politica che consideri la giustizia sociale una priorità e non un fastidio da affrontare tra una conferenza stampa e un vertice internazionale.

Perché mentre Giorgia Meloni parla di grandezza nazionale, c’è un’Italia che deve fare i conti con la propria sopravvivenza quotidiana. E quella Italia non ha bisogno di sentirsi raccontare quanto sia forte il Governo. Ha bisogno di un Governo che dimostri di essere capace di difenderla.

Un Paese che pensa a riempire gli arsenali mentre si svuotano gli scaffali dei supermercati ha un problema enorme di priorità politiche. E chi governa non può continuare a nascondersi dietro una bandiera, pretendendo che i cittadini scambino la propaganda per il pane.