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Edizione MondoRarolunedì, 26 Ottobre 2026

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Cortei e fermi preventivi, i penalisti contro la stretta sulla sicurezza: «A rischio i principi costituzionali»

371 persone accompagnate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni. È il bilancio delle operazioni condotte dalle forze dell’ordine durante le manifestazioni del 24 ottobre 2026 in numerose città italiane, secondo i dati attribuiti al Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Numeri che, come L’ALCHIMISTA APS, ci preoccupano profondamente e ci spingono a richiamare l’attenzione su un tema fondamentale per qualsiasi società democratica: il rispetto dei diritti e delle libertà costituzionali.

Le manifestazioni, organizzate contro il carovita, il riarmo e le politiche del governo, hanno coinvolto cittadini, lavoratori e giovani. La maggior parte dei cortei si è svolta pacificamente, nonostante alcuni episodi di violenza e tensione. Il bilancio comprende anche 9 arresti, 87 denunce e 4.292 persone identificate. È importante, tuttavia, distinguere questi provvedimenti dalle operazioni di accompagnamento negli uffici di polizia, che non equivalgono necessariamente a un arresto.

A esprimere forti perplessità sull’inasprimento delle misure di sicurezza è stato Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che ha richiamato l’attenzione sui rischi connessi ai fermi preventivi e sull’introduzione di disposizioni potenzialmente in tensione con alcuni principi costituzionali.

Al centro della controversia c’è la possibilità, nei casi previsti dalla normativa, di accompagnare e trattenere una persona negli uffici di polizia fino a dodici ore per finalità preventive, anche senza che sia stato accertato un reato. Secondo le ricostruzioni diffuse, le nuove disposizioni consentirebbero l’applicazione della misura anche ai minorenni.

Come L’ALCHIMISTA APS, riteniamo che questo aspetto meriti particolare attenzione. Non contestiamo il dovere delle istituzioni di garantire la sicurezza pubblica, né intendiamo giustificare comportamenti violenti, aggressioni o danneggiamenti. Ci preoccupa, invece, la possibilità che strumenti concepiti per prevenire situazioni di pericolo possano tradursi, se applicati senza adeguate garanzie, in limitazioni sproporzionate della libertà personale e del diritto di manifestare.

La domanda che riteniamo necessario porre è semplice: fino a che punto è legittimo limitare la libertà di una persona sulla base di comportamenti che si presume possa compiere? E quali garanzie concrete impediscono che una misura preventiva venga applicata anche nei confronti di cittadini intenzionati a manifestare pacificamente?

Non sono interrogativi secondari. L’articolo 13 della Costituzione stabilisce che la libertà personale è inviolabile, mentre l’articolo 17 riconosce il diritto dei cittadini di riunirsi pacificamente e senz’armi. Sono principi fondamentali del nostro ordinamento, che devono essere rispettati anche nei momenti di maggiore tensione sociale.

Le osservazioni di Petrelli, in particolare quelle relative alla proporzionalità della risposta repressiva e alla responsabilità personale, rafforzano le nostre preoccupazioni. Ogni cittadino deve rispondere esclusivamente delle proprie condotte, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge. La partecipazione a una manifestazione non può diventare, di per sé, un motivo di sospetto.

Ci preoccupa soprattutto il coinvolgimento di 110 minorenni nelle operazioni di accompagnamento e trattenimento. Riteniamo indispensabile conoscere le circostanze che hanno determinato tali interventi, le garanzie assicurate ai ragazzi e le modalità con cui sono state informate e coinvolte le famiglie. La tutela dei minori deve rappresentare una priorità assoluta, anche nell’ambito delle attività di pubblica sicurezza.

Come associazione di promozione sociale e culturale, impegnata nella valorizzazione della persona, dell’inclusione e dei diritti civili, consideriamo la libertà di espressione e di partecipazione democratica un patrimonio da difendere. Manifestare contro il carovita, chiedere maggiori investimenti nella sanità e nell’istruzione, rivendicare condizioni di lavoro dignitose o esprimere contrarietà alle politiche di riarmo sono forme legittime di partecipazione alla vita pubblica.

Non possiamo ignorare che il disagio sociale nasce anche da problemi concreti: salari insufficienti, difficoltà economiche delle famiglie, precarietà lavorativa e crescente preoccupazione per il futuro. A queste situazioni le istituzioni sono chiamate a rispondere attraverso il confronto democratico e politiche capaci di affrontarne le cause, senza rinunciare alla necessaria tutela dell’ordine pubblico.

Siamo convinti che la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle libertà fondamentali debbano procedere insieme. La prevenzione della violenza è un obiettivo legittimo, ma gli strumenti utilizzati devono essere necessari, proporzionati, trasparenti e sottoposti a controlli effettivi.

Per queste ragioni, L’ALCHIMISTA APS esprime pubblicamente la propria preoccupazione per il rischio di possibili violazioni dei diritti costituzionali e auspica che venga fatta piena chiarezza sulle modalità di applicazione dei fermi preventivi, soprattutto quando coinvolgono minorenni.

Riteniamo inoltre importante che le disposizioni più controverse siano oggetto di un attento esame giuridico e istituzionale, affinché sia verificata la loro piena compatibilità con i principi della Costituzione e con le garanzie riconosciute dall’ordinamento.

Non intendiamo affermare che ogni intervento delle forze dell’ordine costituisca una violazione dei diritti. Chiediamo, piuttosto, che ogni eventuale abuso possa essere accertato e che nessun cittadino venga privato delle proprie libertà al di fuori dei presupposti e delle procedure stabiliti dalla legge.

La democrazia non si difende soltanto garantendo l’ordine nelle piazze, ma anche proteggendo il diritto dei cittadini a riempirle pacificamente per esprimere il proprio dissenso.

Come L’ALCHIMISTA APS continueremo a sostenere il rispetto della dignità umana, delle libertà individuali e dei principi costituzionali, senza distinzioni di appartenenza politica o ideologica.

Perché i diritti non sono concessioni da riconoscere soltanto quando non disturbano. Sono garanzie che devono valere per tutti, soprattutto quando vengono messe alla prova.