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Tecnologia&Scienza

Intelligenza artificiale: solo il 33% degli italiani sa usarla

L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, ma soltanto uno su tre ritiene di possedere le competenze necessarie per utilizzarla correttamente. È quanto emerge da un’indagine di Altroconsumo, che fotografa un Paese sempre più tecnologico, ma ancora impreparato ad affrontare pienamente la rivoluzione digitale.

La ricerca, condotta nel settembre 2025 su 2mila utenti italiani di Internet tra i 18 e i 74 anni e diffusa nel gennaio 2026, rivela che appena il 33% degli intervistati si considera sufficientemente competente nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, contro una media del 40% registrata nei dieci Paesi europei coinvolti nell’indagine.

Il divario generazionale è significativo: tra i giovani dai 18 ai 26 anni la percentuale raggiunge il 56%, mentre tra gli ultrasessantenni non più professionalmente attivi scende al 19%. Una distanza che rischia di accentuare le disuguaglianze digitali, lasciando indietro proprio le fasce della popolazione meno preparate ai cambiamenti tecnologici.

Eppure l’utilizzo dell’AI continua a crescere. Il 48% degli italiani intervistati dichiara di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale generativa, con un aumento di 20 punti percentuali rispetto al 2024. Il 14% ne fa uso frequentemente o quotidianamente. Parallelamente, però, diminuisce la soddisfazione: soltanto il 55% si dice contento dei risultati ottenuti.

A preoccupare sono soprattutto i rischi legati alla disinformazione. Il 66% teme che l’intelligenza artificiale possa facilitare la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso notizie false, immagini contraffatte e contenuti ingannevoli. Il 58% esprime timori per la privacy, mentre il 45% ritiene che l’AI finirà per eliminare più posti di lavoro di quanti ne creerà.

Nonostante la crescente diffusione di queste tecnologie, il 53% degli intervistati dichiara di non aver riscontrato cambiamenti significativi nella propria vita, mentre il 34% riconosce benefici concreti.

I risultati mostrano una contraddizione evidente: l’intelligenza artificiale si diffonde più velocemente delle competenze necessarie per comprenderla. E senza una formazione accessibile a tutti, il rischio è che una tecnologia dalle enormi potenzialità diventi un ulteriore fattore di esclusione sociale.

La vera sfida non è soltanto sviluppare intelligenze artificiali sempre più avanzate, ma garantire che i cittadini possano utilizzarle con consapevolezza, autonomia e spirito critico. Perché il progresso, se lascia indietro le persone, non è un progresso per tutti.