COSA DICONO LE STELLE

spot_img

L'ALCHIMISTA PRESENTA

spot_img

L'ALCHIMISTA PRESENTA

spot_img

NOVITà

spot_img

Orbita affollata: migliaia di satelliti attorno alla Terra e la corsa all’AI per evitare il caos nello spazio

Lo spazio attorno alla Terra sta diventando sempre più congestionato. Migliaia di satelliti attivi, vecchi dispositivi fuori uso, pezzi di razzi e detriti stanno trasformando l’orbita terrestre in una zona sempre più affollata, con rischi che non riguardano solo la tecnologia, ma anche la sicurezza globale e la ricerca scientifica.

Secondo le stime aggiornate al 2025, in orbita si trovano oltre 14 mila satelliti individuali e circa 27 mila oggetti tracciati, tra mezzi inattivi, stadi di lancio e frammenti di grandi dimensioni. Un aumento significativo rispetto agli anni precedenti che preoccupa scienziati e operatori del settore spaziale. Il timore principale è quello delle collisioni: anche un piccolo impatto può generare migliaia di nuovi detriti, alimentando un effetto a catena difficile da controllare.

Ma il problema non si limita agli incidenti nello spazio. L’affollamento orbitale sta creando nuove criticità anche sulla Terra. Le grandi costellazioni di satelliti riflettono la luce del Sole e rendono più complicate le osservazioni astronomiche, ostacolando persino il monitoraggio di asteroidi e fenomeni cosmici. A questo si aggiungono possibili interferenze nelle comunicazioni, vulnerabilità informatiche e rischi per le missioni spaziali con equipaggio.

Per affrontare questa crescente complessità entra in gioco l’intelligenza artificiale. Un gruppo di aziende e università sta lavorando a sistemi capaci di monitorare lo spazio in modo autonomo, prevenendo problemi prima che diventino emergenze. Tra i progetti più avanzati c’è ASIMOV, iniziativa coordinata dalla società italiana AIKO insieme a centri di ricerca e partner internazionali, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana.

L’obiettivo è ambizioso: creare una sorta di “autopilota spaziale” intelligente in grado di avvicinarsi a satelliti guasti o oggetti non collaborativi, analizzarli, mapparli e monitorarli senza il costante intervento umano. In pratica, una tecnologia capace di riconoscere potenziali pericoli in orbita e gestire operazioni delicate come ispezioni, manutenzione o rimozione di detriti.

Alla base del progetto ci sono algoritmi di intelligenza artificiale e sistemi di navigazione autonoma che permetterebbero ai satelliti di prendere decisioni in tempo reale. L’idea è rendere le missioni spaziali più sicure e ridurre il rischio di incidenti in un ambiente sempre meno prevedibile.

Anche il mondo accademico italiano partecipa allo sviluppo. Il Politecnico di Milano sta lavorando alla sperimentazione delle tecnologie in laboratori che simulano condizioni orbitali reali, utilizzando sensori, robot e modelli satellitari per verificare l’efficacia dei sistemi di guida autonoma.

La sfida, però, resta enorme. La vita di un satellite può durare pochi anni oppure decenni, e non tutti rientrano naturalmente nell’atmosfera una volta terminata la missione. Molti restano sospesi nello spazio, trasformandosi in ostacoli pericolosi. Per questo si studiano nuove strategie di “pulizia orbitale”, dai satelliti spazzini fino a tecnologie di deorbitazione controllata.

L’Europa sta già provando a muoversi con programmi dedicati alla sostenibilità spaziale, nella consapevolezza che il problema non può più essere rimandato. Perché mentre sulla Terra si discute di traffico urbano, sopra le nostre teste sta crescendo un ingorgo invisibile che potrebbe mettere a rischio il futuro delle comunicazioni, della ricerca e dell’accesso stesso allo spazio.

ARTICOLLI COLLEGATI