Gestione dell’acqua in Abruzzo, i conti non tornano

WWF e Abruzzo Social Forum hanno presentato alla stampa tre documenti fondamentali per comprendere lo stato a dir poco scandaloso del Servizio Idrico Integrato nella regione. Il primo è la Relazione della Commissione di Vigilanza sul Servizio Idrico Integrato presentata a tutti i consiglieri regionali nell’ottobre 2007.
La commissione, formata da membri della società civile e di nomina consiliare, disegnò un quadro estremamente grave, con particolare riferimento agli affidamenti, alla trasparenza e all’attuazione dei Piani d’Ambito. Nelle conclusioni si può leggere “Diciamo chiaramente

che gli ATO abruzzesi non hanno dato buona prova di sé; che la gestione del Servizio Idrico Integrato loro affidata dal 1999 sconta molti ritardi; che nella maggior parte dei casi esistono situazioni di grave squilibrio tra risultati attesi e raggiunti; che in fatto di gestione trasparente, efficiente, efficace ed economica si è fatto troppo poco”. La relazione riporta numerosi spunti di riflessione e proposte operative per migliorare il sistema, soprattutto partendo dalla partecipazione dei cittadini dal basso nella gestione di questo bene prezioso. Con queste premesse nel mese successivo, il 30 novembre 2007, arriva il Commissariamento dei 6 ATO da parte della Regione Abruzzo. Più tardi, nella Delibera di Giunta Regionale n.594 dell’1 luglio 2008 la Regione, con i dati rilevati dai commissari, traccia una quadro che lascia senza fiato circa lo stato degli investimenti nei 6 ATO. Su 322 milioni di euro di investimenti previsti dai Piani d’Ambito nel periodo 2002-2006, ne risultavano effettivamente impegnati solo 102. In realtà la situazione era ancora peggiore perchè, come si può leggere nella stessa delibera “Considerato che in base ai dati sopra rappresentati rispetto alle previsioni dei Piani d’Ambito gli Enti d’Ambito regionali e i soggetti gestori risultano aver investito circa un terzo di quanto hanno programmato e speso meno di un terzo di quanto impegnato”. Quindi le somme erano stanziate sulla carta ma, in larga parte, non spese effettivamente. Tutto ciò nonostante nello stesso periodo lo Stato e la Regione abbiano stanziato con l’Accordo di Programma Quadro APQ cifre consistenti per investimenti per le quali gli ATO dovevano provvedere al solo cofinanziamento. Infatti su circa 61 milioni di euro di cofinanziamenti che gli ATO dovevano garantire al 31/12/2007 ne erano stati effettivamente spesi 18! A parte questi cofinanziamenti, peraltro, come abbiamo visto, neanche spesi effettivamente per l’intero ammontare, alcuni ATO risultavano non aver investito oltre all’APQ nulla nel periodo considerato 2002-2006 (0 euro per gli ATO “Chietino” e “Peligno”).
Recentemente (febbraio 2010) la Regione ha inteso affidare un’ulteriore e più approfondita verifica dei conti di ATO e società di gestione attraverso una cosiddetta “Due Diligence”. Ad oggi non si conoscono gli esiti dell’iniziativa. Nel frattempo il Commissario Caputi ha proposto un consistente aumento della tariffa nell’ATO di Pescara. Ebbene, la Relazione presentata dal Commissario sullo stato di questo ATO contiene dati che tutti gli utenti hanno diritto di conoscere nel dettaglio, avendo pagato da buoni cittadini per anni la bolletta. L’elemento più eclatante è quello relativo ai mancati investimenti nel periodo considerato 2003-2008: 53 milioni di euro di spese non effettuate in depuratori, condotte, fogne ecc, con un -67% rispetto a quanto previsto dal Piano d’Ambito. E’ ovvio che non ci si può stupire delle enormi perdite di acqua dalla rete e dei depuratori che non funzionano! Lo stesso Commissario, tra le cause dei mancati investimenti, inserisce testualmente “Costi operativi superiori a quelli previsti”. Più avanti precisa che “Nonostante il consolidamento di minori fatturati il trend di crescita dei costi operativi e del personale non si è fermato”. Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “Questi
documenti fanno emergere una situazione al limite dell’incredibile in tutta la regione e rimaniamo estereffatti quando si parla di aumento di tariffe che dovrebbe essere approvato proprio da chi, i sindaci, avrebbero dovuto esercitare a nome degli utenti un ferreo controllo in qualità di soci dell’ATO. La tariffa pagata dai cittadini viene calcolata inserendo il dato sugli investimenti previsti secondo il cosiddetto metodo normalizzato derivante da una delibera CIPE. Pertanto il gestore del servizio è obbligato ad accantonare una parte dei ricavi per provvedere agli investimenti su acquedotti, depurazione, fognatura, qualità del servizio. Per l’ATO di Pescara partiamo da un elemento di certezza: ci sono stati oltre 50 milioni di euro in meno di investimenti. E’ vero che negli anni la progressione tariffaria – gli aumenti della tariffa, per intenderci – non è stata quella prevista dal Piano d’Ambito ma, prima di qualsiasi aumento, bisogna fare chiarezza su quanto il cittadino ha pagato effettivamente e su cosa ha avuto in cambio. Tuttora manca – o non è stato diffuso – un dato fondamentale: a quanto ammonta la cifra realmente percepita dall’ACA attraverso la tariffa che doveva andare agli investimenti rispetto a quanto effettivamente speso per tali interventi? Esistono tre possibilità. Se l’ACA ha speso in investimenti più di quanto ha percepito dalla tariffa per questa voce il cittadino in questo caso avrebbe ottenuto più di quanto gli spettava. Nel caso le somme siano corrispondenti allora cittadino non ha avuto quanto originariamente previsto dal Piano
d’Ambito in investimenti ma, almeno, non si è visto aumentare la tariffa come prevedeva il Piano. In questo caso non ci avrebbe perso nessuno da un punto di vista economico, anche se l’ambiente ne ha sofferto perchè non è stato rispettato il Piano d’Ambito. Se, invece, si è speso meno in investimenti di quanto versato dal cittadino allora i sindaci sono
tenuti a recuperare questa cifra da chi avrebbe dovuto accantonarla oppure, paradossalmente, a diminuire la tariffa, per evitare che il cittadino subisca la beffa di aver pagato per qualcosa che non ha avuto e che gli spettava. Se i sindaci voteranno aumenti senza chiarire questi aspetti regaleremo loro un “Colabrodo d’Oro” come simbolo di una
gestione dell’acqua assolutamente inaccettabile. Ci aspettiamo che facciano completamente il loro dovere segnalando tutto ciò che sta emergendo alla Magistratura ordinaria e contabile per verificare se esistono eventuali situazioni di illegalità e di mala gestio da sanzionare. In ogni caso lo faremo noi non appena avremo tutti i dati.
Il criterio della responsabilità non può essere usato solo nei confronti del cittadini che devono pagare la bolletta”. Dichiara Angela Di Giovannantonio dell’Abruzzo Social Forum “Da anni combattiamo con proposte concrete e operative per una gestione pubblica diversa da quella che abbiamo in Abruzzo. Abbiamo chiesto di rendere aperte ai cittadini le principali assemblee dell’ATO e di far partecipare, senza diritto di voto ma con diritto di parola e del tutto gratuitamente, tre rappresentanti di associazioni ambientaliste, di consumatori e dei sindacati ai consigli di amministrazione affinchè vi sia un costante controllo da parte delle cittadinanza visto che i sindaci non sembrano in grado di svolgerlo appieno. Il Piano d’Ambito, massimo strumento di programmazione, deve essere discusso dai cittadini prima della sua approvazione. Il Commissario sta provvedendo alla riformulazione di tutti i piani, ma non è possibile che ciò avvenga senza garantire una partecipazione ampia della cittadinanza”.

Fonte:  www.acquabenecomune.org

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