Mostra: FU LA SPAGNA! Lo sguardo fascista sulla Guerra civile spagnola

1936-1939. A 80 anni dalla guerra civile in Spagna, una grande mostra fotografica racconta uno degli eventi che hanno segnato per sempre le sorti dell’Europa, coinvolgendo uomini, donne, soldati, volontari accorsi da nazioni differenti. Lo scontro tra le forze che sostennero il legittimo Governo repubblicano, da un lato, e i golpisti con i loro alleati nazi-fascisti, dall’altro, viene qui per la prima volta narrato dalla parte del regime fascista: come si racconta una guerra, come si glorifica una vittoria, come si infanga un nemico. La grande macchina della propaganda di regime e della comunicazione politica rivelata nei suoi meccanismi segreti.

In 300 fotografie – straordinari scatti degli inviati dell’Istituto Luce, foto personali dei legionari combattenti e immagini conservate negli archivi delle istituzioni politiche e militari, con documenti dettagliati e un coinvolgente percorso narrativo – la Grande Storia è raccontata nel momento in cui avviene, come in un vero e proprio reportage, insieme alla storia personale degli uomini e donne che l’hanno vissuta.

La mostra, frutto di una lunga ricerca in archivi e biblioteche che ha individuato negli anni oltre 20.000 immagini, e che ha portato alle 300 dell’esposizione, arriva finalmente a Roma dopo il successo degli allestimenti di Barcellona e Bilbao.

Un viaggio alla scoperta dell’Europa del XX secolo, dei suoi conflitti, dei suoi riflessi ancora profondamente attuali.

LA MOSTRA

Il sostegno di Mussolini a Franco e alla sollevazione golpista fu decisivo per l’esito della guerra civile spagnola. Il regime fascista mandò aerei, navi, armi e più di 80.000 effettivi, la maggior parte dei quali furono via via inquadrati nell’appositamente costituito Corpo Truppe Volontarie (CTV), composto anche da camicie nere.

A 80 anni dal cuore del conflitto, questa esposizione mostra, per la prima volta insieme, i diversi modi in cui l’intervento è stato rappresentato da parte dell’Italia fascista.

La mostra è frutto di una lunga ricerca in archivi e biblioteche che ha portato a individuare circa 20.000 immagini, 300 delle quali sono qui proposte attraverso una suddivisione in tre tipologie, ciascuna segnalata con un diverso colore. Da una parte le fotografie apparse sulla stampa illustrata italiana (verde), poi quelle scattate dai singoli legionari (bianco), infine quelle realizzate e conservate dalle diverse istituzioni politico-militari (rosso). Il risultato è il tricolore della bandiera italiana, ma è soprattutto una costruzione dialettica dei diversi sguardi, capace di restituirci un’immagine articolata dei modi in cui la guerra fu vista e rappresentata dalla macchina della propaganda, dai soldati e dalle istituzioni italiane. Tre sguardi non sempre coincidenti che, messi a confronto, ci consentono di far emergere assenze e presenze rivelatrici.

La narrazione fotografica è costruita seguendo due percorsi complementari, uno cronologico, l’altro tematico. Il primo si concentra sulle diverse fasi della guerra, con un’attenzione particolare al ruolo dell’intervento militare italiano, mentre il secondo propone una selezione dei temi più ricorrenti nella rappresentazione fascista della guerra. Un terzo spazio espositivo offre un approfondimento sull’operato dei mezzi di comunicazione italiani attivi in Spagna e produttori di gran parte della rappresentazione, non solo iconografica, che l’Italia fascista propose del conflitto.

IL CONTESTO STORICO

L’Italia è stata tutt’altro che estranea alla guerra civile spagnola. Vi ha partecipato in entrambi gli schieramenti: nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica da una parte, e, in maniera più rilevante dal punto di vista quantitativo, con il contingente inviato da Mussolini a sostegno dei golpisti dall’altra.

A Guadalajara, in uno dei primi grandi scontri tra le due forze in campo, a spararsi gli uni contro gli altri vi furono molti italiani, che diedero vita a una loro guerra civile dentro la guerra civile.

Per l’antifascismo italiano quell’esperienza avrebbe dovuto rappresentare l’anticipazione di quanto a breve si sperava avvenisse in Italia, ovvero lo scontro finale con il fascismo e la sua definitiva sconfitta. “Oggi in Spagna, domani in Italia”, come recitava il fortunato slogan lanciato da Carlo Rosselli nel novembre 1936 da Radio Barcelona.

Le cose però non andarono nel modo sperato dagli antifascisti e nel determinare le sorti del conflitto e la vittoria della sollevazione golpista un ruolo decisivo lo ebbe proprio il sostegno di Mussolini.

In Spagna il regime fascista intervenne già nei primissimi giorni della contesa, dapprima con la consegna di mezzi, poi con i primi contingenti, infine con il salto di qualità che avrebbe condotto all’invio di grandi unità militari, di cui facevano parte anche camicie nere. Il contingente italiano, dapprima denominato Missione Militare Italiana in Spagna (MMIS) e poi Corpo Truppe Volontarie (CTV), fu composto da migliaia di soldati. Nell’arco dell’intero conflitto furono complessivamente più di 80.000 gli effettivi italiani che combatterono in Spagna dalla parte del fascismo, di cui 76.000 circa nel CTV, 6000 nell’aviazione e parecchie centinaia nella marina.

L’utilizzo di un corpo militare formalmente composto da volontari, e dunque estraneo all’esercito, avrebbe dovuto consentire di mascherare almeno in parte la diretta partecipazione nel conflitto dell’Italia, che aveva aderito al Patto di Non Intervento.

Ma se a partire furono in larga parte volontari, si hanno riscontri documentari di numerosi casi di soldati arruolati senza che venisse loro fornita alcuna informazione sulla destinazione finale e di altri semplicemente precettati o addirittura ingannati. Anche se non mancarono convinti assertori del fascismo, in molti furono allettati dalla paga. D’altronde, la provenienza della maggioranza degli effettivi dalle regioni più arretrate del Centro-Sud e l’elevata percentuale di padri di famiglie numerose, spesso in età non precisamente idonea a una campagna militare, non lasciano adito a dubbi sulla rilevanza del fattore economico nella decisione di arruolarsi soprattutto fra le reclute.

Una guerra anche italiana, dunque, nella quale i contendenti s’impegnarono con tutti i mezzi, non solo militari. E un conflitto ideologico tra fascismo e antifascismo, che assunse un carattere internazionale, per molti aspetti anticipatore della Seconda Guerra Mondiale.

La radicalità e le proporzioni della contesa e le novità tecniche legate al mondo dell’informazione fecero sì che lo scontro non si combattesse solo sui campi di battaglia, ma, con un’ampiezza senza precedenti, anche sul terreno della propaganda.

Le parti in lotta investirono uomini e risorse ingenti nella macchina dell’informazione, producendo fotografie, documentari, film, trasmissioni radiofoniche, libri, opuscoli, manifesti e riviste illustrate, il tutto per influenzare l’opinione pubblica spagnola, quella dei Paesi coinvolti nel conflitto e più in generale quella internazionale. La guerra divenne un grande laboratorio della comunicazione visiva a scopi politici senza esclusione di colpi, a cominciare dalla sistematica manipolazione delle immagini proprie e del nemico.

Se le immagini della guerra assunsero un crescente ruolo nel mercato dei media e della propaganda, non persero però quello più tradizionale di documentazione richiesto dagli Stati Maggiori delle Forze Armate, che produssero direttamente o indirettamente fotografie e filmati: per documentare la propria presenza, le armi, gli effetti della propria azione bellica, i vertici in occasioni significative. Lo stesso fecero gli uffici politici legati al Ministero degli Esteri e naturalmente alla Segreteria Particolare di Mussolini.

Veri e propri reportage fotografici furono così realizzati da autorità militari e civili, che spesso si servirono del personale dell’Istituto Luce, attivo in Spagna alle dirette dipendenze della MMIS e inquadrato nella sezione fotocinematografica dell’Ufficio Stampa e Propaganda.

Ma la Guerra di Spagna fu altresì il conflitto che vide l’ampio diffondersi, anche tra i non professionisti, di apparecchi fotografici. Macchine sempre più economiche e maneggevoli, in primis la Leica e la Contax, consentirono a semplici soldati di immortalare i momenti considerati più significativi della propria personale esperienza di guerra.

LE IMMAGINI

La mostra fotografica è costruita su due percorsi paralleli e complementari, uno cronologico, l’altro tematico. Il primo si concentra sulle diverse fasi della guerra, con un’attenzione quasi esclusiva per il ruolo dell’intervento militare italiano, mentre il secondo propone una selezione dei temi ricorrenti nella rappresentazione fascista della guerra.

Un terzo spazio offre un approfondimento sui mezzi di comunicazione italiani, che contribuirono in modo significativo alla ricostruzione fascista del conflitto: dall’azione della propaganda sul terreno alle cronache del dopoguerra.

La comparazione tra le tre tipologie di fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero, consente dunque, da una parte, di evidenziare le costanti nella rappresentazione della guerra, riscontrabili sia negli sguardi pubblici che in quelli privati, mentre dall’altra permette di mettere in luce gli scarti, le diverse priorità, i vuoti degli uni cui si contrappongono i pieni degli altri.

Nella prima fase del conflitto, quando l’intervento italiano è ancora del tutto clandestino, sulla stampa nazionale non compaiono né informazioni né tantomeno immagini della presenza militare italiana in Spagna. Per avere materiale iconografico di quella fase è necessario così rivolgersi alle fonti private, alle collezioni dei legionari relativamente liberi di scattare foto ad uso personale. Non mancano le immagini istituzionali a fini di documentazione interna, tenute rigorosamente segrete e lontane dai mezzi d’informazione.

Una volta che la presenza militare italiana si fa via via più manifesta e spavalda ecco che le pagine dei giornali si riempiono di fotografie e di fantasmagoriche illustrazioni dei veri o presunti successi militari italiani.

Ma la propaganda aveva bisogno anche di immagini ravvicinate di grande impatto emotivo. Trovare fotografie di questo genere, che non si prestassero a letture ambigue, non era sempre impresa facile. Le illustrazioni, con le loro (ri)creazioni immaginifiche, sopperivano a questa mancanza.

Le copertine di Vittorio Pisani per «La Tribuna Illustrata» e di Achille Beltrame per «La Domenica del Corriere» costruiscono un racconto drammatizzato della guerra, a tinte forti, in linea con la tradizione giornalistica che aveva reso popolari le due testate. Iconografia e didascalie illustrano il conflitto come si pretendeva che fosse. Tutti i temi caldi della propaganda vi si danno convegno: la vigliaccheria dei “rossi” e l’eroismo dei “nostri” vi sono declinati all’infinito. Fantasiose ricostruzioni di epiche battaglie aeree si alternano a movimentate scene di assalti alla baionetta: tutta la staticità che ancora pesava sulle foto di guerra trova nell’illustrazione il dinamismo e l’ubiquità sognati. Le didascalie riportano così spudoratamente tra virgolette dialoghi che nessuno può aver ascoltato e riferito con un tono che oscilla tra fumetto e feuilletton.

Accanto alle esigenze della macchina della propaganda si pongono i compiti non meno professionali delle istituzioni militari, che utilizzano spesso la fotografia per documentare la capacità distruttiva dei propri armamenti. Al primo posto vi è l’aviazione, che redige veri e propri reportage riccamente illustrati con le immagini delle case bombardate. La guerra per i militari si fa subito un utile campo di sperimentazione per i conflitti futuri.

Di fronte a ciò gli sguardi privati ci restituiscono un caleidoscopio di prospettive, frutto di storie e sensibilità diverse, di interessi particolari e soprattutto delle diverse biografie di guerra. Qualcuno documenta maggiormente l’ingresso trionfale nei diversi centri abitati, le sfilate, i mille paesaggi ambientali e umani che ha conosciuto, altri invece possono restituire gli accadimenti di una singola città lungo tutte le diverse fasi del conflitto. Rispetto alle foto istituzionali e propagandistiche, quelle dei legionari si soffermano molto di più sui tempi morti della guerra, sulle lunghe pause nelle retrovie, sui contatti con la popolazione civile, le donne, i bambini. La prospettiva si volge spesso verso la quotidianità, verso gli aspetti meno eroici ed esaltanti della guerra, senza però mai tralasciare i momenti solenni della propria esperienza bellica, dalla marcia trionfale alla cerimonia religiosa. Saluti romani, omaggi al duce, alle bandiere, ai simboli del fascismo e della religione cattolica ci ricordano i motivi per i quali i legionari erano andati a combattere in Spagna. Nello sguardo privato vi è poi, comprensibilmente, un’attenzione assai più forte per i caduti, per i compagni morti, il cui “sacrificio per la patria e per il fascismo” viene spesso onorato con veri e propri pellegrinaggi attraverso i cimiteri di guerra, che, a conflitto concluso, i legionari sulla via del ritorno visitano e immortalano. In questi frangenti l’aspetto ideologico lascia il passo all’umana pietà per il compagno ucciso.

Un’ultima nota sul titolo della mostra: “Fu la Spagna!”. Si tratta, in realtà, del titolo di un volume di memorie che Roberto Cantalupo, primo ambasciatore italiano presso il governo di Franco, pubblicò dopo la Seconda Guerra Mondiale nel tentativo piuttosto scoperto di rifarsi una verginità prendendo le distanze da quasi tutto ciò che rispetto alla Guerra di Spagna era stato deciso e fatto negli anni della dittatura (Cantalupo 1948).

Nel contesto espositivo attuale, grazie alla sua plastica sintesi, ci è parso che potesse funzionare bene come “slogan” di richiamo alla centralità che ebbe per il fascismo italiano l’avventura spagnola, prodromo di altre, ancor più drammatiche, esperienze di guerra. L’aggiunta del punto esclamativo, assente nell’originale, è valsa ad aumentarne l’enfasi. Il sottotitolo, “Lo sguardo fascista sulla guerra civile spagnola”, allude allo sforzo di sintesi cui si accennava e non va dunque interpretato come allusivo a un unico, granitico punto di vista: le crepe, in questo sguardo, introducono elementi di criticità quanto mai sintomatici per il pubblico e per gli studiosi di oggi.

Daniela Aronica
Direttrice CSCI e docente Università di Barcellona
Andrea Di Michele
Libera Università di Bolzano
 
IL VOLUME
Accompagna la mostra ‘Fu la Spagna!’ il volume Mussolini alla Guerra di Spagna: uomini, mezzi, propaganda, a cura di Daniela Aronica, Ibis Edizioni – Istituto Luce Cinecittà. Un approfondito studio che mette in relazione storia, storia militare e Cinema, per analizzare il cruciale evento bellico di Spagna da una prospettiva ricca e coivolgente. Con risposte anche inattese, frutto di indagini su aspetti meno noti del conflitto, e del suo backstage.
 
FU LA SPAGNA! Lo sguardo fascista sulla Guerra civile spagnola
Roma – Teatro dei Dioscuri al Quirinale
5 ottobre – 18 novembre 2018
 
Organizzata da Istituto Luce-Cinecittà, Centro di Studi sul Cinema Italiano (Barcellona)
Una produzione Museu d’Història de Catalunya (Barcellona)
A cura di Daniela Aronica, Andrea Di Michele

Ingresso libero, aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 (chiusura il lunedì)
Per informazioni: Tel.:  06/4747155
www.cinecitta.com

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