19 maggio 2026. Il Parlamento europeo ha approvato nuove norme per rafforzare il controllo sugli investimenti esteri nell’Unione europea e ridurre i possibili rischi per la sicurezza e l’ordine pubblico. Il provvedimento è stato approvato con 508 voti favorevoli, 64 contrari e 90 astensioni.
Le nuove regole riguardano in particolare gli investimenti provenienti da Paesi extra UE nei settori considerati strategici. Tra questi figurano la difesa, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, le materie prime critiche e i servizi finanziari. L’obiettivo del nuovo sistema è permettere agli Stati membri di individuare più facilmente eventuali rischi legati alla sicurezza o all’ordine pubblico, mantenendo allo stesso tempo l’apertura dell’Unione agli investimenti stranieri.
Una delle principali novità riguarda l’obbligo per tutti gli Stati membri di disporre di un sistema di controllo degli investimenti nei settori individuati dalla normativa. Saranno inoltre rafforzati gli strumenti di cooperazione tra le autorità nazionali e la Commissione europea, soprattutto nei casi in cui un investimento possa avere conseguenze che superano i confini di un singolo Paese.
Le nuove disposizioni potranno riguardare anche alcune operazioni effettuate all’interno dell’Unione europea quando l’investitore risulta, in ultima istanza, controllato da persone o società appartenenti a Paesi terzi. In questo modo il sistema cerca di considerare non soltanto la provenienza immediata dell’investimento, ma anche chi esercita effettivamente il controllo sull’operazione.
Il nuovo quadro punta inoltre a rendere più omogenee le procedure utilizzate nei diversi Stati membri. La cooperazione tra le autorità nazionali dovrebbe consentire uno scambio più efficace delle informazioni e un coordinamento maggiore nei casi che presentano possibili rischi per più Paesi dell’UE.
La revisione della normativa nasce dall’esperienza maturata con il precedente sistema europeo di controllo degli investimenti diretti esteri, applicato dal 2020. La Commissione europea aveva proposto una revisione nel gennaio 2024, dopo aver individuato alcune criticità nel funzionamento delle regole esistenti. Nel frattempo, pandemia, guerra in Ucraina e altre tensioni geopolitiche avevano aumentato l’attenzione europea sulla protezione delle infrastrutture e degli asset considerati strategici.
Durante i negoziati è stata inoltre prevista un’azione ulteriore della Commissione per affrontare i rischi legati agli investimenti stranieri in specifici settori strategici. In questo contesto, il 4 marzo 2026 la Commissione aveva presentato una proposta legislativa denominata “Industrial Accelerator Act”.
Il relatore del Parlamento europeo, Raphaël Glucksmann, ha collegato l’approvazione delle nuove norme alla necessità di rafforzare la sicurezza economica europea e di proteggere i settori considerati sensibili. Le sue dichiarazioni riflettono la posizione politica espressa nel corso del provvedimento e non costituiscono una valutazione indipendente del testo.
L’approvazione del Parlamento del 19 maggio 2026 non rappresentava ancora l’ultimo passaggio dell’iter legislativo. Il regolamento doveva infatti essere formalmente approvato anche dal Consiglio dell’Unione europea prima di entrare in vigore. Secondo il calendario previsto, le nuove disposizioni sarebbero diventate applicabili 18 mesi dopo la loro entrata in vigore.
La riforma segna quindi un ulteriore passaggio nella strategia europea sulla sicurezza economica: l’UE continua ad accogliere gli investimenti internazionali, ma introduce controlli più strutturati quando sono coinvolti settori considerati essenziali per la sicurezza, l’economia e l’autonomia strategica europea.



