Le candeline pirotecniche sono diventate un elemento sempre più comune nelle feste di compleanno e nelle celebrazioni. Piccole fontane luminose che producono scintille e creano effetti scenografici, spesso utilizzate direttamente sulle torte e sui dolci. Dietro questo spettacolo apparentemente innocuo si nasconde però un fenomeno fisico e chimico che ha attirato l’attenzione dei ricercatori dell’Università Niccolò Cusano di Roma.
Un comunicato scientifico diffuso nel 2025 ha illustrato il lavoro del Laboratorio di Fluidodinamica Sperimentale dell’ateneo, guidato dal professor Tiziano Pagliaroli, nell’ambito del progetto di ricerca Davenpros, finanziato dalla Regione Lazio. Lo studio riguarda lo sviluppo di una tecnologia capace di misurare la velocità delle particelle metalliche espulse durante i processi di combustione, con applicazioni che spaziano dal settore aerospaziale a oggetti di uso quotidiano come le candeline pirotecniche.
Il collegamento tra questi piccoli dispositivi e la tecnologia spaziale può sembrare sorprendente, ma deriva da alcune caratteristiche comuni dei processi chimici coinvolti. Le candeline scintillanti contengono infatti sostanze metalliche, tra cui alluminio, ferro e magnesio, che contribuiscono alla produzione delle scintille attraverso reazioni di combustione e ossidazione.
Secondo quanto spiegato dai ricercatori, questi fenomeni presentano alcune analogie con quelli osservabili nei sistemi propulsivi aerospaziali, pur avvenendo su scale e con caratteristiche differenti. Proprio lo studio delle particelle generate dai propulsori ha consentito di sviluppare strumenti utilizzabili anche per analizzare il comportamento delle candeline pirotecniche.
Il sensore messo a punto dal gruppo di ricerca permette di misurare la velocità con cui vengono espulse le particelle. Nel caso delle candeline esaminate, sono stati rilevati valori compresi tra 20 e 80 metri al secondo. Si tratta di velocità che rendono interessante studiare la traiettoria delle particelle e i punti nei quali possono ricadere dopo essere state proiettate nell’ambiente.
La possibilità che residui della combustione raggiungano alimenti o superfici vicine solleva interrogativi sulla sicurezza di questi prodotti, soprattutto quando vengono accesi a breve distanza dal cibo. Le scintille, infatti, non sono semplicemente un effetto luminoso, ma il risultato di processi che coinvolgono materiale incandescente e particelle generate dalla combustione.
È tuttavia necessario distinguere con precisione ciò che la ricerca ha misurato dai possibili effetti sulla salute umana. La rilevazione della velocità delle particelle non dimostra, da sola, che l’utilizzo delle candeline pirotecniche provochi danni alla salute. Per valutare un eventuale rischio sanitario servirebbero ulteriori informazioni sulla composizione dei residui, sulle quantità effettivamente depositate sugli alimenti, sulle modalità di esposizione e sulle possibili conseguenze per l’organismo.
Il valore del lavoro scientifico consiste quindi soprattutto nella possibilità di analizzare un fenomeno che, pur facendo parte della vita quotidiana, viene generalmente osservato soltanto per il suo effetto scenografico. Misurare il movimento delle particelle significa acquisire informazioni utili per comprenderne la dispersione e valutare, attraverso ulteriori studi, eventuali condizioni di esposizione.
La ricerca mostra inoltre come tecnologie sviluppate per ambiti altamente specializzati possano trovare applicazioni inattese. Uno strumento progettato per studiare particelle espulse dai propulsori utilizzati nel settore spaziale può contribuire anche all’analisi di dispositivi pirotecnici di dimensioni molto più ridotte.
Il tema riguarda più in generale la sicurezza dei prodotti che utilizzano processi di combustione in prossimità degli alimenti. La presenza di scintille e residui suggerisce l’opportunità di prestare attenzione alle modalità di utilizzo, rispettando le istruzioni dei produttori ed evitando impieghi impropri.
Non sarebbe però corretto trasformare questi risultati in un allarme sanitario generalizzato. Il comunicato del 2025 non fornisce elementi sufficienti per stabilire quanto sia frequente un’eventuale contaminazione degli alimenti, né per quantificare un rischio concreto per chi consuma una torta sulla quale sono state utilizzate candeline pirotecniche.
L’interesse della ricerca risiede proprio nell’apertura di nuove possibilità di indagine. Comprendere quali particelle vengono prodotte, come si muovono e dove possono depositarsi rappresenta un passaggio preliminare per eventuali valutazioni più approfondite.
La vicenda ricorda quanto la scienza possa contribuire a osservare con strumenti nuovi anche gli oggetti più familiari. Un accessorio utilizzato per rendere spettacolare una festa diventa così l’occasione per approfondire fenomeni di combustione, dinamica delle particelle e sicurezza dei materiali.
Lo studio illustrato nel 2025 dai ricercatori dell’Università Niccolò Cusano non invita dunque a considerare automaticamente pericolose tutte le candeline pirotecniche, ma evidenzia l’importanza di comprendere meglio ciò che accade quando vengono accese. Una distinzione fondamentale, perché la ricerca scientifica non consiste soltanto nell’individuare possibili rischi, ma anche nel misurarli e verificarli prima di trarre conclusioni.



