Ho visto Alien: Romulus su Disney+ con una certa curiosità, lo ammetto. Sono un grande fan della saga e, dopo tanti anni, speravo in un capitolo capace di restituire quella miscela di terrore e tensione che aveva reso immortali i primi due film. Invece, mi sono trovato davanti a un prodotto visivamente curato ma emotivamente vuoto, una sorta di esercizio di stile che sembra più interessato a citare che a raccontare.
Il film cerca di collocarsi tra Alien e Aliens – Scontro finale, ma finisce per non avere una vera identità. Tutto appare costruito con precisione quasi meccanica, ma manca il cuore, quell’inquietudine che nasce dal silenzio, dal buio e dalla paura dell’ignoto. Qui, invece, la tensione è sostituita dall’abitudine: si sa già cosa succederà, si intuisce ogni svolta, e perfino la comparsa dello xenomorfo non provoca più quel brivido che dovrebbe.
Non fraintendetemi, dal punto di vista tecnico il film è impeccabile. Le ambientazioni sono affascinanti, i corridoi metallici e le luci fredde richiamano alla perfezione l’atmosfera claustrofobica dei primi capitoli. Anche gli effetti visivi sono di alto livello. Ma la perfezione visiva non basta quando manca l’anima.
Mi è sembrato di assistere a un film che gioca troppo sul sicuro, incapace di osare davvero. E in una saga che è nata per rompere schemi e regole, questo è un peccato mortale.
Il cast fa del suo meglio, ma i personaggi non lasciano traccia. Sono figure piatte, intercambiabili, e anche la protagonista – che avrebbe dovuto incarnare la nuova generazione di eroi “ripleyani” – non ha la forza, né la profondità necessaria. Non si crea empatia, non si teme per loro, e così anche la paura perde potenza.
Quello che più mi ha deluso è la mancanza di atmosfera. I primi Alien ti facevano sentire il respiro dei personaggi, il freddo della nave, la minaccia costante di qualcosa che poteva colpirti da un momento all’altro. In Romulus, invece, tutto è confezionato, pulito, prevedibile.
Persino le sequenze più tese sembrano costruite a tavolino, senza quella tensione organica che nasce dal ritmo e dal silenzio.
Alla fine, ho spento la TV con una sensazione strana: da un lato, la soddisfazione di aver rivisto il mondo di Alien in una veste moderna e tecnicamente impeccabile; dall’altro, la delusione di aver assistito a un film senz’anima, incapace di sporcarsi, di sorprendere, di far paura davvero.
Forse Alien: Romulus piacerà a chi cerca un horror sci-fi ben girato e pieno di citazioni. Ma per chi, come me, sperava di ritrovare quel senso di isolamento, di disperazione e di mistero che Ridley Scott e James Cameron avevano saputo creare, questo capitolo è solo una copia elegante ma fredda, priva di quella scintilla che trasformava la paura in arte.





