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Il “fantastico” mondo di Gioggia: come dare la colpa agli altri per aver sfondato il 3% del Pil

Nel meraviglioso Paese dove i miliardi possono scomparire dai radar e ricomparire quando ormai la tavola europea è apparecchiata, è successo di nuovo: a marzo 2026 sono saltati fuori 8,4 miliardi di crediti edilizi legati al Superbonus che nessuno, a quanto pare, aveva messo davvero in conto.

Non spiccioli dimenticati nel cassetto, ma quasi lo 0,4% del Pil. Abbastanza per trasformare un deficit che sarebbe stato al 2,7% in un dato oltre il 3%, facendo sfumare l’obiettivo politico e contabile dell’uscita dalla procedura per deficit eccessivo.

Il punto non è più soltanto il Superbonus, ormai diventato il capro espiatorio perfetto di ogni stagione finanziaria. Il punto è un altro: com’è possibile che una spesa di queste dimensioni sia arrivata come un temporale senza nuvole?

Nel Documento di Finanza pubblica, i tecnici del Mef parlano di nuovi crediti edilizi emersi in modo “in gran parte inatteso”. Tradotto dal burocratese: qualcuno non li aveva visti arrivare. Eppure quei crediti non nascono dal nulla. Riguardano operazioni effettuate nel 2025 e comunicate all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo 2026, sulla base delle vecchie regole, tra sconto in fattura, cessione del credito e clausole di salvaguardia per interventi già avviati entro il 15 ottobre 2024.

Insomma, non un fulmine amministrativo, ma una coda normativa. Una di quelle code che, se non la guardi, prima o poi ti pesta i piedi.

Ora l’Agenzia delle Entrate ha avviato verifiche sui beneficiari di questi crediti comparsi all’ultimo giro di giostra, mentre al Ministero dell’Economia si cerca di capire chi avrebbe dovuto accendere la sirena prima. Perché il problema politico è evidente: è comodo dire “colpa del Superbonus”, meno comodo spiegare perché lo Stato non sia riuscito a monitorare una spesa generata da norme ancora operative.

Il governo Conte ha introdotto il meccanismo, questo è noto. Ma nel 2025 e nel 2026 al volante dei conti pubblici c’era qualcun altro. E se il cruscotto segnava benzina sufficiente per arrivare sotto il 3%, mentre nel serbatoio c’era un buco da 8,4 miliardi, allora il guasto non è solo nel motore vecchio: è anche in chi guidava guardando altrove.

Alla fine quei miliardi “nascosti” hanno presentato il conto. L’Italia resta sopra la soglia, l’Europa osserva, Giorgetti indaga e il “fantastico” mondo di Gioggia scopre una verità semplice: governare è un’arte, ma richiede almeno due attrezzi del mestiere, leggere i numeri e accorgersi quando mancano 8,4 miliardi. Se invece si procede a improvvisazione, forse più che un altro slogan serve un corso serale di contabilità. E se l’arte non c’è, è meglio mettersi da parte.

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatore
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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