Morti, ancora morti. Feriti, anncora feriti. Ancora famiglie spezzate sotto il peso di una violenza che sembra non avere fine. Nelle ultime 24 ore, a Gaza, altre persone sono state uccise e altre sono rimaste ferite. Ma dietro ogni numero c’è molto più di una statistica: ci sono volti, nomi, affetti, bambini strappati ai genitori, genitori costretti a cercare i propri figli tra le macerie, esseri umani privati del diritto più elementare, quello di vivere.
Da troppo tempo la popolazione civile di Gaza è intrappolata in una spirale di sofferenza insopportabile. Case distrutte, ospedali al collasso, fame, paura, lutto continuo. La vita quotidiana è diventata una sopravvivenza nuda e crudele, senza riparo e senza tregua. È una tragedia umana immensa, che non può più essere raccontata con il linguaggio neutro delle cifre, perché qui non siamo davanti a semplici “danni collaterali”, ma a una devastazione che colpisce soprattutto innocenti.
Di fronte a tutto questo, non basta esprimere una generica preoccupazione. Occorreche l’Europa alzi la voce e dica con chiarezza che la protezione dei civili è un principio fondamentale del diritto internazionale umanitario e che ogni azione militare che colpisca in modo indiscriminato la popolazione, le abitazioni, gli ospedali e le infrastrutture essenziali rappresenta una gravissima violazione dei diritti umani e del diritto internazionale. Non si può continuare a giustificare l’ingiustificabile.
Nessuna ragione di sicurezza può cancellare il valore della vita umana. Nessuna operazione militare può essere considerata accettabile quando trasforma un territorio intero in un luogo di morte, fame e disperazione. I civili palestinesi hanno gli stessi diritti di qualunque altro essere umano: il diritto alla vita, alla cura, alla protezione, alla dignità. Negare questo significa calpestare non solo la legge, ma l’idea stessa di umanità.
Per questo l’orrore deve finire. Subito. Serve la fine delle violenze contro la popolazione civile, serve un cessate il fuoco reale, serve l’ingresso pieno e sicuro degli aiuti umanitari, serve responsabilità internazionale. Il mondo non può restare spettatore mentre un popolo continua a pagare un prezzo così atroce. Servono delle sanzioni destinate ad Israele. Restare in silenzio, oggi, è la prova che siamo complici dell’assuefazione all’orrore. E all’orrore non ci si deve abituare mai, come diceva anche Papa Francesco: difendere la dignità umana significa rifiutare ogni assuefazione alla morte, alla fame e alla sofferenza dei civili.





