Assolto in via definitiva nell’ottobre 2025 dall’accusa di omicidio volontario, Alex Cotoia ha ora presentato richiesta di risarcimento allo Stato per il periodo trascorso senza libertà. Il giovane, oggi 24 anni, era stato arrestato dopo aver ucciso il padre nel 2020, durante una violenta lite familiare, per difendere la madre.
Assistito dagli avvocati Claudio Strata, Enrico Grosso e Giancarlo Bissattini, Cotoia ha depositato alla Corte d’appello di Torino un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione. La richiesta riguarda i 539 giorni passati tra carcere e arresti domiciliari: 22 giorni in cella e 517 ai domiciliari.
Secondo la difesa, non ci sarebbero elementi tali da impedire il riconoscimento dell’indennizzo. Nei documenti presentati ai giudici viene sottolineato come il comportamento di Alex sia stato sempre collaborativo e coerente. Dopo i fatti del 30 aprile 2020, fu lui stesso a chiamare i carabinieri e a raccontare quanto accaduto. In seguito rispose alle domande del pubblico ministero e del gip, mantenendo la stessa versione durante tutto il percorso giudiziario.
Per i legali, quindi, non emergerebbero né dolo né colpa grave, condizioni che potrebbero escludere il diritto al risarcimento.
La vicenda risale alla sera del 30 aprile 2020, in un appartamento di Collegno, nel Torinese. Alex, allora 18enne e ancora registrato con il cognome paterno Pompa, colpì il padre con 34 coltellate nel tentativo di proteggere la madre dall’ennesima aggressione. Nella chiamata al 112 disse: «Voleva ammazzarci. C’è stata una colluttazione, sono riuscito a prendere il coltello».
Dopo l’arresto, per il giovane iniziò un lungo iter giudiziario durato cinque anni e cinque processi. Alla fine arrivò l’assoluzione piena: per i giudici Alex agì in legittima difesa, in una situazione estrema in cui non aveva alternative. Ora chiede allo Stato il riconoscimento dei danni subiti durante quei 539 giorni di privazione della libertà.





