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Milano, la Brigata ebraica insultata al corteo: criticare Israele non autorizza a calpestare la Shoah

Ho letto le parole di Edith Bruck e mi sono trovato davanti a una verità che troppi fingono di non capire: Israele è una cosa, la memoria della Shoah e della lotta al nazifascismo sono un’altra. Confondere questi piani è pericoloso. Mescolarli significa deformare la storia, sporcare la memoria e trasformare il dolore di milioni di vittime in un’arma ideologica da usare nelle piazze.

Edith Bruck, sopravvissuta alla Shoah, ha ricordato che il 25 aprile appartiene alla liberazione dell’Italia dal fascismo. Un giorno che dovrebbe unire attorno ai valori dell’antifascismo, della libertà e della dignità umana, ed è proprio per questo che trovo agghiacciante ciò che è accaduto durante il corteo di Milano contro la Brigata ebraica.

Non stiamo parlando di critica politica verso il governo israeliano, che è legittima, sempre. Si può contestare duramente Netanyahu, denunciare le violenze a Gaza, condannare le azioni militari dello Stato di Israele. Io stesso penso che ciò che sta accadendo oggi debba essere discusso con coraggio e senza ipocrisie e sono tanti gli articoli di denuncia che ho pubblicato. Un’altra cosa è insultare persone che sfilano nel nome della memoria storica e della liberazione dal nazifascismo. Quando un manifestante urla “siete solo saponette mancate” a membri della Brigata ebraica, non siamo più dentro il dissenso politico. Siamo dentro un abisso morale. Quella frase richiama direttamente l’orrore dei campi di sterminio nazisti, la disumanizzazione degli ebrei, il genocidio, i forni crematori, l’idea mostruosa che corpi umani potessero diventare oggetti. E chi pronuncia parole simili non sta difendendo i diritti dei palestinesi. Sta calpestando la memoria umana. Lo voglio dire con forza.

L’attuale comportamento criminale del governo israeliano, non cancella ciò che è stato il nazifascismo!. Non cancella Auschwitz!. Non cancella le deportazioni!. Non cancella i milioni di morti!. Non autorizza nessuno a trasformare gli ebrei di oggi nei bersagli di una rabbia collettiva. Il “veleno” nasce esattamente in questo modo. Io rifiuto questa deriva. Rifiuto l’idea che la memoria venga selezionata in base alla convenienza politica del momento. Rifiuto che si possa insultare la Brigata ebraica durante una celebrazione della Liberazione senza capire la gravità simbolica di ciò che si sta facendo.

La Brigata ebraica ha combattuto contro il nazifascismo. Questo è un fatto storico. E la storia non può essere riscritta dall’odio contemporaneo.

Difendere la memoria della Shoah, non significa approvare le scelte del governo israeliano. Sono due cose completamente diverse. E una società civile dovrebbe essere capace di distinguere tra un popolo, una memoria storica e le decisioni di uno Stato. Quando questa distinzione salta, resta solo barbarie. Io continuerò a difendere il diritto dei palestinesi a vivere liberi e in pace, ma sia chiarissimo che con la stessa forza difenderò il diritto degli ebrei a non essere insultati, umiliati o trasformati nei colpevoli assoluti della storia contemporanea.

Perché i diritti umani non funzionano a intermittenza. O valgono per tutti, oppure diventano propaganda.

E chi usa la memoria dei morti per alimentare odio verso altri esseri umani non sta facendo antifascismo. Sta tradendo il significato stesso della Liberazione.

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatore
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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