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La moglie del Mostro Invisibile: chi è Sharon Huddle, la donna sposata per 46 anni con il Golden State Killer

Per quasi mezzo secolo ha condiviso la casa, i figli e una parte di vita con uno degli assassini seriali più spietati della storia americana. Ma sapeva davvero chi fosse l’uomo che aveva accanto? È questa la domanda inquietante che ancora oggi avvolge la figura di Sharon Marie Huddle, la donna sposata per 46 anni con il famigerato Joseph James DeAngelo, conosciuto dal mondo come il Golden State Killer.

Dal 1973 al 2019, Sharon Huddle è stata la moglie di un uomo che, dietro una facciata apparentemente normale, conduceva una delle più terrificanti doppie vite mai documentate negli Stati Uniti.

Tra gli anni Settanta e Ottanta, Joseph James DeAngelo seminò il terrore in California: almeno 51 donne violentate e almeno 13 persone assassinate, in una lunga scia di sangue che attraversò quartieri residenziali, città costiere e periferie apparentemente tranquille. E mentre l’America dava la caccia a un fantasma, Sharon viveva con lui, crescevano tre figlie e costruivano una famiglia.

La domanda, oggi, resta quasi insopportabile: come è possibile non accorgersi di vivere accanto a un mostro?

Nata nel 1953, Sharon Marie Huddle costruì una carriera come avvocata specializzata in diritto di famiglia. Fu durante gli studi presso la California State University, Sacramento che conobbe il giovane Joseph DeAngelo, veterano della guerra del Vietnam ed ex ufficiale della Marina, studente di giustizia criminale.

Nel 1973, i due si sposarono. Lo stesso anno DeAngelo entrò nella polizia di Exeter, in California. Sembrava l’inizio di una vita promettente: un matrimonio giovane, un impiego rispettabile nelle forze dell’ordine e un futuro stabile davanti.

Ma proprio in quel periodo iniziava qualcosa di oscuro.

Tra il 1974 e il 1975, un misterioso ladro seriale soprannominato il “Visalia Ransacker” terrorizzò il nord della California compiendo circa 100 furti in abitazioni. Poco dopo emerse un criminale ancora più pericoloso: l’East Area Rapist, uno stupratore seriale metodico che per anni entrò nelle case di periferia aggredendo donne nel cuore della notte.

Successivamente gli attacchi degenerarono in omicidi. Lo stesso uomo venne identificato con altri soprannomi, tra cui Original Night Stalker, fino a quando gli investigatori compresero che dietro quei crimini apparentemente scollegati si nascondeva una sola persona: il futuro Golden State Killer.

E quella persona era Joseph DeAngelo.

Per decenni nessuno sospettò davvero di lui. Era un ex poliziotto, un veterano decorato, un uomo apparentemente affidabile. Aveva lavorato nella polizia e poi, dal 1989, come meccanico presso una catena di supermercati, dove rimase per quasi trent’anni.

Chi lo conosceva lo descriveva come severo, burbero, talvolta irascibile, ma niente che lasciasse immaginare l’orrore.

Secondo gli investigatori, Sharon Huddle non avrebbe mai saputo nulla della doppia vita del marito. Alcuni dettagli del loro rapporto, però, hanno alimentato interrogativi. Già dagli anni Settanta, secondo alcune ricostruzioni, la coppia dormiva in camere separate. Nel 1991 si separarono di fatto, anche se non divorziarono ufficialmente.

Nonostante la distanza, continuarono a mantenere rapporti civili per crescere le figlie. Sharon acquistò persino una seconda abitazione, ma legalmente i due rimasero sposati per molti anni ancora.

Nel frattempo, il killer sembrava svanito nel nulla.

Per oltre trent’anni il caso rimase uno dei grandi misteri criminali americani, finché nel 2018 arrivò la svolta. Gli investigatori riuscirono a identificare DeAngelo grazie all’uso del DNA genetico comparato con database genealogici online, analizzando campioni biologici raccolti da un fazzoletto scartato e dalla maniglia della sua automobile.

Quando la polizia fece irruzione nella sua casa il 18 aprile 2018, DeAngelo avrebbe detto agli agenti una frase quasi surreale:

“Ho un arrosto nel forno.”

Un dettaglio banale, domestico, quasi assurdo se confrontato con il peso delle accuse che stava per affrontare.

Un anno dopo l’arresto, nel 2019, Sharon Marie Huddle divorziò ufficialmente da lui. Una scelta che per molti osservatori sollevò ulteriori interrogativi: perché attendere così tanto?

Secondo alcuni esperti legali, il divorzio potrebbe aver avuto implicazioni pratiche importanti. Come moglie, Sharon avrebbe avuto il diritto di non testimoniare contro il marito. Una volta sciolto il matrimonio, però, determinate osservazioni personali avrebbero potuto diventare utilizzabili.

Gli investigatori hanno sempre cercato di capire se Sharon avesse notato qualcosa: abiti sporchi, assenze notturne, comportamenti strani, ferite inspiegabili. Ma pubblicamente, la donna ha quasi sempre mantenuto il silenzio.

Dopo l’arresto dichiarò soltanto:

“I miei pensieri e le mie preghiere sono per le vittime e le loro famiglie.”

Per anni non rilasciò interviste.

Solo nel 2020, dopo la confessione e il patteggiamento di DeAngelo, Sharon ruppe davvero il silenzio con una dichiarazione scritta durante le udienze di condanna.

Disse di non essere più la stessa persona e di vivere ogni giorno sapendo che l’uomo con cui aveva condiviso la vita aveva distrutto centinaia di esistenze innocenti e assassinato tredici persone amate dalle loro famiglie.

Eppure, un dettaglio colpisce ancora oggi: nel suo messaggio non pronunciò mai il nome di Joseph DeAngelo.

Forse rabbia. Forse dolore. Forse incredulità.

O forse il peso quasi impossibile da sostenere di una verità devastante: scoprire che il padre dei tuoi figli, l’uomo con cui hai condiviso quarantasei anni di vita, era in realtà uno dei predatori più terrificanti della storia criminale americana.

Una domanda, però, continua a inquietare gli osservatori del caso: Sharon Huddle non sapeva davvero nulla, oppure ci sono segnali che nessuno ha mai saputo interpretare?

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