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AFGHANISTAN – Oppio, produzione calata del 50%, ma il valore aumentato del 38%

La produzione di oppio in Afghanistan, primo produttore mondiale, ha subito nel 2010 un forte calo, scendendo di circa il 50% rispetto all’anno precedente. A provocarlo è stato soprattutto un cattivo raccolto legato alla diffusione di un parassita che ha colpito in particolare le coltivazioni di papavero nelle province meridionali.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, il Paese ha prodotto 3.600 tonnellate di oppio, molto meno rispetto al 2009. Ma il dato più inquietante è che, nonostante il crollo della produzione, il valore economico complessivo del raccolto è aumentato del 38%, arrivando a circa 604 milioni di dollari.

Il motivo è semplice: la scarsità dell’offerta ha fatto salire i prezzi. Un chilo di oppio ha raggiunto i 169 dollari, con un incremento impressionante rispetto all’anno precedente. In questo modo, anche con una resa più bassa, il mercato continua a garantire guadagni altissimi.

Il rapporto sottolinea inoltre che la produzione di oppio rappresenta ancora una parte significativa dell’economia afghana, pari a circa il 5% del Pil, un valore addirittura sei volte superiore a quello dell’intera produzione nazionale di grano.

L’Afghanistan continua così a coprire circa il 90% della produzione mondiale di oppio, confermando il suo ruolo centrale nel narcotraffico internazionale. Il fungo che ha colpito le coltivazioni ha ridotto drasticamente il rendimento medio per ettaro, ma non ha cambiato l’estensione complessiva delle aree coltivate, rimaste stabili a 123.000 ettari, quasi tutte concentrate nel sud del Paese.

In particolare, le province di Helmand e Kandahar risultano tra le più colpite dal parassita, ma anche tra le più strategiche per il commercio dell’oppio. Ed è proprio da questo traffico che i talebani continuano a trarre una parte importante dei loro finanziamenti.

A coltivare il papavero, secondo le stime, sarebbe circa il 6% della popolazione afghana, pari a quasi 250 mila persone. Un dato che mostra come il legame tra narcotraffico, economia rurale e instabilità politica resti ancora profondissimo.

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