C’è un momento, nella carriera di ogni cinefilo, in cui la mente cede e il cuore prende il sopravvento. È il momento in cui decidi di guardare I fantastici tre supermen. E scopri che, sì, esiste un livello di trash talmente puro da diventare arte.

Primo capitolo di una saga che genererà sequel, imitazioni, e persino una sorprendente fama in Turchia e in Messico (dove il wrestling cinematografico è praticamente una religione), questo film è diretto da Gianfranco Parolini sotto l’anglofono alias Frank Kramer, giusto per dare al tutto un’aria internazionale che dura più o meno cinque secondi.

La storia mette in scena tre eroi… più o meno. Due sono ladri acrobati, l’altro è un agente dell’FBI sotto copertura che decide di assoldarli per risolvere un caso bizzarro: il rapimento del professor Schwarz, costretto a costruire una macchina duplicatrice in grado di copiare qualunque cosa—banconote, lingotti, e perfino esseri umani. Il che spiega molte cose su alcune interpretazioni del film.

Per sventare il tutto, i nostri tre improbabili supermen indossano tutine rosse antiproiettile con mantellino nero: un mix tra cosplay low budget e supereroismo d’antan. Il risultato è così improbabile da diventare irresistibile.

La prima parte del film è un’orgia di piroette, acrobazie e scene d’azione che oggi sembrano tratte da un manuale di ginnastica obsoleta. Ma appena la trama decide finalmente di presentarsi, la situazione si anima: i tre supermen affrontano sparatorie, scazzottate e duelli con la stessa grazia di un cartone anni ’60. Non a caso il tono ricorda molto il Batman televisivo dell’epoca: colori sgargianti, coreografie buffe e un cattivo che scandisce la fine di ogni scena con un «Ah ah ah!» talmente scolastico da risultare geniale.

Le musiche, semplicissime e ripetute fino all’ipnosi, funzionano inspiegabilmente bene: sembrano la colonna sonora italiana perduta di Benny Hill, e aggiungono al tutto un ritmo comico irresistibile.

Certo, bisogna accettare il pacchetto completo:
– una trama divertente ma piena di voragini narrative,
– scenografie e costumi che sfidano la logica e il buon gusto,
– un sonoro che pare registrato con un tostapane,
– personaggi scritti come un tema scolastico delle elementari,
– effetti speciali così mediocri da risultare teneri.

Ma nel complesso, I fantastici tre supermen è uno di quei piccoli cult del semitrash che, nonostante tutto — o forse proprio grazie a tutto — si lascia guardare con piacere. Anzi: diventa un’esperienza. Una celebrazione dell’inutilità elevata a spettacolo.

Regia: Gianfranco Parolini
Sceneggiatura: Marcello Coscia, Werner Hauff, Gianfranco Parolini
Cast: Tony Kendall, Brad Harris, Aldo Canti

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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