Phobia è uno di quei film che ti guardano dritto negli occhi e ti dicono: “Senti, io non sono qui per essere bello. Sono qui per farti venire un vago disagio e qualche risata fuori luogo.” E devo ammettere che ce la mette tutta. Tony Newton raduna sedici registi indipendenti sparsi nel mondo come fossero Pokémon rari e li libera ognuno con la sua fobia preferita. Ne esce un’antologia che sembra un buffet dell’orrore dove nessuno ha davvero controllato cosa ci fosse nei piatti.

La premessa è semplice: una ragazza accende la TV e si becca questa collezione di incubi. Io, personalmente, non so voi, ma una serata così la chiamerei “martedì”. Da qui in poi ogni corto decide di prendere una strada tutta sua: c’è quello disturbante fatto bene, quello disturbante fatto male, quello disturbante senza sapere di esserlo… insomma, il caos organizzato. Chaetophobia, la paura dei peli, è tra i più riusciti, un piccolo incubo da bagno pubblico. Misophobia invece fa venire voglia di disinfettare il divano dopo i primi due minuti. Hemophobia mi ha fatto chiedere perché avessi deciso di mangiare spaghetti al sugo proprio in quel momento.

Non mancano i segmenti che sembrano realizzati in un universo parallelo dove le trame sono opzionali e la logica una sorta di mito pagano. Ma fa parte del gioco: è una scatola di cioccolatini rotti, e io adoro i cioccolatini rotti, perché almeno non mentono.

La produzione è talmente low-budget che a un certo punto ho iniziato ad ammirarla. Questo è cinema DIY portato all’estremo: telecamere che sembrano prese in prestito, effetti speciali che paiono usciti da un laboratorio scolastico e un entusiasmo creativo che trabocca da ogni pixel storto. È un film che non finge ricchezza: ti dice “questo è ciò che posso fare con tre lampadine e un paio di amici pazienti”, e tu quasi ti commuovi.

Quando Phobia abbraccia la sua natura anarchica è irresistibile: niente morale, niente prediche, solo una parata di fobie ridotte a morsi, schizzi, ossessioni, deformazioni e improvvisi guizzi di genio. Alcuni episodi fanno ridere proprio quando non dovrebbero, altri ti danno quel brivido fastidioso sulla schiena, altri ancora sembrano allucinazioni partorite dopo aver dormito male.

Alla fine resta addosso quella sensazione strana e piacevole di aver visto qualcosa di davvero indipendente, senza rete di sicurezza, senza freni, senza vergogna. Phobia è sporco, sgangherato, affascinante, pieno di difetti e pieno di vita. È il tipo di film che non colpisce sempre, ma quando lo fa… lo fa con il sorriso storto di chi sa esattamente che razza di creatura è.

Lascia un commento