Santo en el tesoro de Drácula è uno di quei film che già dal titolo ti fanno capire che stai per entrare in un universo parallelo dove tutto è possibile: vampiri, tesori nascosti, scienziati d’avanguardia e ovviamente lui, El Santo, il luchador più famoso del Messico e forse dell’intero pianeta. Anche questa volta la sua maschera d’argento è più resistente del buon senso.
La storia parte con Santo alle prese con una delle sue invenzioni super-tecnologiche: una macchina del tempo. Perché mai un wrestler dovrebbe costruirne una? Perché è Santo, e Santo può farlo. E così, attraverso questo miracolo della pseudo-scienza, si finisce direttamente nell’epoca in cui Dracula scorazzava fresco come una rosa, pronto ad aggiungere nuove vittime alla sua eterna collezione.
Da qui in avanti il film scivola agilmente tra lotte, misteri, catacombe polverose e un vampirismo che sembra uscito da un manuale gotico improvvisato la sera prima. Santo, come sempre, affronta ogni pericolo con la stessa serenità con cui noi affrontiamo una playlist su Spotify: sicuro di sé, imperturbabile, inossidabile nella sua maschera.
Il bello è che Santo en el tesoro de Drácula unisce due miti popolari—il luchador e il vampiro—con un entusiasmo totale che non ha bisogno di coerenza narrativa. Il Dracula messicano, con le sue movenze teatrali e lo sguardo magnetico, sembra più interessato a fare scena che a terrorizzare veramente, ma questa teatralità rétro è parte del fascino.
Gli effetti speciali sono un trionfo di artigianato anni Sessanta: brume che sembrano emesse da un ferro da stiro, pipistrelli sospesi con più fede che fili, trucchi che sfidano la gravità solo perché non la rispettano. Ma è proprio questa ingenuità a rendere il film irresistibile. Oggi lo guardi e sorridi, ieri lo guardavano e… sicuramente sorridevano anche loro.
Il ritmo alterna momenti di puro kitsch a scene d’azione degne della tradizione luchadoresca: prese, lanci, strangolamenti acrobatici e quel modo elegante che ha Santo di essere un eroe senza bisogno di pronunciare una sola frase memorabile. Gli basta esserci.
La parte “tesoro” del titolo aggiunge quel tocco d’avventura pulp che in un film del genere non può mancare: mappe, segreti, sotterranei, nemici da combattere tra pietre antiche e statue inquietanti. Il tutto condito da una colonna sonora che suona come un mix tra melodramma gotico e lotta di wrestling trasmessa in diretta.
Alla fine Santo en el tesoro de Drácula è una piccola festa pop del cinema di genere messicano: folkloristico, ingenuo, irresistibile, pieno di trovate assurde e di amore per l’avventura. Un film che, pur non facendo paura nemmeno a un pipistrello assonnato, conquista grazie alla sua totale sincerità e all’immortale carisma di Santo.
