Excision è uno di quei film che ti accolgono con un sorriso strano, come qualcuno che ha appena nascosto qualcosa di inquietante dietro la schiena. E tu, per qualche motivo malsano, decidi comunque di fidarti. Dopo cinque minuti capisci che non dovevi farlo, ma ormai sei dentro: troppo tardi per tornare un essere umano sereno.
La protagonista, Pauline, è l’adolescente che nessun genitore vorrebbe incontrare a un colloquio scolastico. È brillante, cinica, socialmente disastrosa, ossessionata dal corpo e dal sangue, e vive con la grazia di un bisturi impugnato male. Nel suo mondo mentale si muove tra fantasie chirurgiche barocche e una vita reale in cui tutti, dalla madre ipercontrollante alla sorella malata, sembrano fare gara a chi capisce meno di cosa stia succedendo nella sua testa.
E Excision funziona proprio così: a ogni scena ti chiedi se ridere, rabbrividire o chiederti come Richard Bates Jr. sia riuscito a girare qualcosa di così alieno, così tragicamente umano e così esteticamente assurdo. Le sequenze oniriche sono piccoli capolavori di body horror surreale: sangue, pelle, incisioni e pose da fashion editorial infernale. È come se Lynch, Cronenberg e un fotografo estremamente confuso avessero deciso di fare un cortometraggio insieme.
Il film però non è solo shock visivo. È anche una commedia nera perfida, una satira sulle famiglie “perfette”, una riflessione sul controllo, una dissezione, questa sì, sull’adolescenza come malattia del mondo contemporaneo. E sempre con quel tono che oscilla tra il grottesco e il tragicamente inevitabile.
La madre di Pauline, interpretata da Traci Lords, è un monumento vivente alla repressione emotiva. Il padre è un fantasma con la t-shirt stirata. E il prete psichiatra (John Waters, perché ovviamente doveva esserci John Waters) è esattamente il tipo di persona a cui non vorresti mai raccontare i tuoi sogni. In mezzo a tutto ciò, Pauline avanza come un’autopsia ambulante, determinata a diventare chirurgo a qualunque costo, anche se nessuno, davvero nessuno, pensa che sia una buona idea.
Eppure è impossibile non provare una strana empatia per lei: è disturbante, è ingestibile, è un problema, sì, ma è anche l’unico personaggio che sembra davvero vivo in un mondo pieno di persone che respirano solo per abitudine.
Quando il film arriva al suo finale, non c’è shock gratuito: c’è un colpo che arriva lento, inevitabile, tragico. Un “te l’avevo detto” dell’universo. Ed è lì che Excision mostra la sua vera natura: non un film che vuole solo turbare, ma un film che fa male nel modo giusto.
Con le sue visioni chirurgiche, la sua ironia nera, la sua estetica da incubo elegante e il suo cuore malato, Excision si ritaglia un posto unico nel cinema indipendente degli ultimi anni. È uno di quei film che non si dimenticano, anche se vorresti. E se ami i teen movie tradizionali, questo film ti curerà definitivamente.
