Dren è una di quelle creature che, una volta apparse sullo schermo, entrano di diritto nel bestiario della fantascienza cinematografica. Il suo nome, il suo aspetto e la sua inquietante evoluzione restano impressi. A darle corpo è Delphine Chanéac, ma la sua “madre” e il suo “padre” sono due scienziati tanto brillanti quanto irresponsabili: Clive Nicoli, interpretato da Adrien Brody (che dopo Il Pianista sembra essersi stabilito quasi definitivamente nel cinema di genere) ed Elsa Kast, interpretata da Sarah Polley (vista da bambina ne Le Avventure del Barone di Munchausen, poi protagonista in Go, L’Alba dei Morti Viventi e Mr. Nobody).
Clive ed Elsa sono una coppia affiatata nella vita e nel lavoro, moderni Frankenstein che si divertono a ricombinare DNA di diverse specie animali per creare nuove forme viventi. La loro ricerca ricorda da vicino le visioni di H. G. Wells in L’Isola del Dottor Moreau: esperimenti genetici, ambizione, etica che vacilla.
Quando però decidono di spingersi oltre l’accettabile — cioè includere il DNA umano — la casa farmaceutica che li finanzia li abbandona all’istante. Ma loro non si fermano. Sono troppo vicini a un risultato storico per rinunciare proprio ora. Si chiudono in laboratorio, lontani da occhi indiscreti, e portano avanti l’esperimento clandestino che darà vita a Dren: una creatura fragile e potente, in parte umana, in gran parte qualcos’altro.
E come ogni esperimento nascosto e proibito che si rispetti, qualcosa inizia presto a sfuggire di mano. Dren cresce, cambia, reclama spazio e controllo, mentre Clive ed Elsa mostrano crepe sempre più profonde, personali e professionali. Il risultato? Un’escalation che diventa dramma, orrore, tragedia.
Splice (2009) è il film che ha consacrato definitivamente il talento del regista canadese Vincenzo Natali, uno che gli appassionati di fantascienza seguivano già dal suo esordio cult, Cube (1997). Quel piccolo capolavoro claustrofobico — sei sconosciuti intrappolati in un labirinto infinito di stanze e trappole — aveva già mostrato la sua abilità nel raccontare l’angoscia umana e nel cesellare storie tese e psicologicamente disturbanti. Se fosse uscito nell’era social attuale, Natali sarebbe probabilmente diventato un nome di culto immediato, come poi è successo a Neill Blomkamp.
Dopo Cube il regista ha continuato a sperimentare con l’immaginario sci-fi in Cypher (2002) e Nothing (2003), fino ad arrivare a Splice, realizzato anche grazie al supporto produttivo di Guillermo del Toro. Il film ha vinto il premio per i migliori effetti speciali al Sitges Film Festival 2009, ed è stato candidato come miglior film.
Splice non è solo un racconto di genetica spericolata. È un viaggio nel lato oscuro della creazione, dell’ambizione e del desiderio umano di superare i propri limiti, senza pensare alle conseguenze. È inquietante, disturbante, e per molti versi affascinante.
Buona visione… se avete il coraggio di conoscere Dren.
