La malnutrizione rappresenta un problema sanitario diffuso e spesso invisibile negli ospedali italiani. È quanto emerge dallo studio SIMI-NUTRO, pubblicato sull’European Journal of Internal Medicine e condotto dai ricercatori della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI). L’indagine, la prima di questo tipo in Italia, ha analizzato 650 pazienti ricoverati in 16 reparti di Medicina Interna e ha mostrato che oltre il 40% è a rischio di malnutrizione e quasi il 37% risulta già malnutrito al momento del ricovero.

La malnutrizione correlata alla malattia non si limita alla perdita di peso o di massa muscolare, ma comporta una riduzione delle funzioni fisiche, mentali e immunitarie che può compromettere la guarigione e aumentare la durata della degenza. Spesso la condizione non viene riconosciuta per tempo, con conseguenze importanti sia sulla salute dei pazienti che sui costi del sistema sanitario.

I dati raccolti tra il 2020 e il 2023 evidenziano un rischio più elevato di malnutrizione nel Nord Italia (51%) rispetto al Centro (43,9%) e al Sud (36,5%). Le cause possono essere molteplici: età media più alta, presenza di malattie croniche e oncologiche, ma anche differenze di accesso alle cure e fattori socioeconomici.

La ricerca ha inoltre evidenziato un legame diretto tra malnutrizione e infezioni ospedaliere. I pazienti malnutriti hanno sviluppato il doppio delle complicanze infettive rispetto agli altri, soprattutto infezioni urinarie e polmoniti. Secondo i ricercatori, la malnutrizione è un fattore di rischio indipendente che indebolisce le difese immunitarie e aumenta la vulnerabilità durante il ricovero.

Le ripercussioni economiche sono altrettanto significative. La malnutrizione può aumentare i costi di ospedalizzazione di almeno il 20% e, secondo stime europee, incide per oltre 97 milioni di euro ogni anno. In Italia, il costo complessivo per i casi correlati alla malnutrizione si aggira intorno ai 12 miliardi di dollari l’anno.

Secondo Maurizio Muscaritoli, professore di Medicina Interna alla Sapienza di Roma e coordinatore dello studio, la chiave è la prevenzione precoce: “La malnutrizione si sviluppa sul territorio e andrebbe prevenuta prima del ricovero. Un intervento tempestivo migliorerebbe gli esiti clinici e ridurrebbe costi e complicanze”.

Il Centro per la Ricerca Indipendente della SIMI (CRIS), che ha sostenuto lo studio, promuove una maggiore attenzione alla valutazione nutrizionale in tutti i reparti di Medicina Interna. Come ricorda Nicola Montano, presidente della Società Italiana di Medicina Interna, “riconoscere e trattare la malnutrizione in tempo è parte integrante della buona medicina. È un passo decisivo per migliorare la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti”.

Lo studio SIMI-NUTRO lancia un messaggio forte: la nutrizione non è un aspetto secondario, ma un pilastro della salute. Identificare precocemente i pazienti a rischio e garantire loro un adeguato supporto nutrizionale può fare la differenza tra una degenza complicata e una guarigione efficace, contribuendo a costruire un sistema sanitario più efficiente, umano e sostenibile.

Di Redazione

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