n Italia si vive sempre più “a ritmo di farmaci”. Nel 2024 ogni cittadino – dai neonati agli anziani – ha assunto in media quasi due pillole al giorno. È quanto emerge dal Rapporto OsMed 2024 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che fotografa un Paese dove la medicina è ormai parte della quotidianità, ma dove emergono anche segnali che fanno riflettere: il boom dei farmaci anti-obesità e il raddoppio, in dieci anni, dell’uso di psicofarmaci tra i bambini e gli adolescenti.
Dietro i numeri c’è la realtà di milioni di persone che convivono con malattie croniche, stress, ansia o semplicemente con uno stile di vita sempre più medicalizzato. Più del 70% dei farmaci è fornito dal Servizio sanitario nazionale, ma quasi un terzo è acquistato privatamente, segno che la salute resta anche un tema economico.
I farmaci per il cuore e la circolazione si confermano i più prescritti, seguiti da quelli per il metabolismo e la digestione. Ma a crescere rapidamente sono i nuovi medicinali per il controllo del peso, gli stessi nati per combattere il diabete. Le vendite degli analoghi del GLP-1, come la semaglutide, sono aumentate del 60% in un solo anno: un dato che racconta la voglia – o la necessità – di molti italiani di affrontare i problemi legati all’obesità, ma anche il rischio di un uso troppo disinvolto di farmaci nati per scopi medici ben precisi.
Il dato più delicato riguarda però i più piccoli. Quasi 4,6 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni hanno ricevuto almeno una prescrizione nel 2024. E tra loro cresce in modo preoccupante il consumo di psicofarmaci: antipsicotici, antidepressivi e farmaci per l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività). In meno di dieci anni, la loro diffusione è più che raddoppiata. È difficile non collegare questo aumento all’impatto della pandemia, alle nuove fragilità emotive e all’uso sempre più intenso dei dispositivi digitali.
Molti pediatri e psicologi invitano alla prudenza. «Non sempre un farmaco è la risposta giusta», ricordano, «serve un approccio che unisca ascolto, sostegno psicologico e attenzione alla vita quotidiana dei ragazzi».
Nel complesso, il 68% degli italiani ha ricevuto almeno una prescrizione nel corso dell’anno. Le donne restano le più esposte, soprattutto tra i 20 e i 60 anni, per via dell’uso più frequente di antibiotici e antidepressivi.
Il Rapporto OsMed mostra quindi un’Italia che vive più a lungo, ma anche più fragile, spesso sostenuta da una compressa. Se da un lato l’innovazione farmacologica salva vite e migliora la qualità della salute, dall’altro emerge la necessità di un uso più consapevole dei medicinali.
Dietro ogni statistica c’è una storia: un paziente che lotta per stare meglio, una madre che cerca risposte per suo figlio, un anziano che non vuole pesare sulla famiglia. Forse, oltre ai farmaci, servono anche più ascolto, prevenzione e informazione, per restituire alla cura quel volto umano che nessun principio attivo potrà mai sostituire.
