Se qualcuno volesse studiare un caso di autolesionismo cinematografico, Return to the Batcave: The Misadventures of Adam and Burt sarebbe perfetto. È l’esempio definitivo di come prendere un mito amatissimo, strapparlo dal suo piedistallo e farlo inciampare in una serie di gag imbarazzanti. Il tutto con l’aria di chi pensa di fare un grande regalo ai fan.

Eppure, il mito del Batman panciuto di Adam West era già custodito nei nostri cuori come una reliquia pop. Non aveva bisogno di restauri, revival, strizzatine d’occhio o tentativi di “autoironia” da finto amarcord. La serie degli anni ’60 era diventata leggendaria proprio perché nessuno aveva cercato di aggiornarla, modernizzarla o trasformarla in un circo di nostalgia pilotata.
E allora perché questo film?
Perché?
Spoiler: la risposta si misura in blocchi pubblicitari.

Il film nasce con un’idea che sulla carta poteva anche sembrare carina: West e Ward insieme in un’avventura da terza età, una Batmobile rubata, ricordi dei tempi in cui il camp non si chiamava camp ma semplicemente “televisione del ‘66”. Poi però arriva la realizzazione pratica, che è un po’ come vedere due vecchi amici che si ritrovano e scoprono di non avere più nulla da dirsi. Solo che qui la scena dura un’ora e mezza.

Le gag sono così fiacche da far sembrare gli sketch più assurdi della serie originale dei momenti di satira raffinata. Le battute cadono come batarang scagliati da qualcuno che ha la mira di un manichino. I flashback sembrano infilati a caso, come se il montatore avesse detto “boh, mettiamo questo qui, magari qualcuno ride”. Spoiler: no.

E attenzione: non è il passare del tempo ad essere il problema. È proprio l’incapacità di usare quel passare del tempo in modo intelligente. Qui non c’è autoironia, c’è auto-sabotaggio. È un film che tenta di ammiccare ai fan, ma lo fa con la stessa delicatezza con cui un gorilla cercherebbe di suonare il carillon di una ballerina di porcellana.

La famosa scazzottata con le onomatopee? Un funerale del ritmo.
La scena della bomba? Sembra la parodia di una parodia.
Le autocitazioni? Più insipide del Bat-latte.

E mentre lo guardavo, mi sono chiesto più volte se davvero fosse necessario arrivare fino in fondo o se ci fosse qualche escape room nascosta nel menu del telecomando. Ma no: l’unica via d’uscita era la fine dei titoli di coda.

Alla fine, l’effetto complessivo è questo: un’operazione che invece di celebrare un mito lo mette in imbarazzo, trascinandolo in una specie di festa a sorpresa organizzata male, in cui gli invitati non arrivano, la torta è scaduta e qualcuno ha pure sbagliato indirizzo.

Se amate davvero il Batman di Adam West, fatevi un favore: rivedete la serie originale.
E dimenticate questo film.

Perché a volte il passato va rispettato per quello che è: una cosa bellissima da non toccare.
Soprattutto con le mani sporche di nostalgia maldestra.