Nell’aria di Pescara non ci sono solo polveri sottili e inquinanti comuni: una ricerca sperimentale ha rilevato anche tracce di cocaina e cannabinoidi. È quanto emerge dal progetto P.S.A.L.M. (Psychotropic Substances in the Atmosphere: Levels and Meaning), promosso dal Cnr con la collaborazione dell’Arta, per capire se esista un legame tra il consumo di sostanze stupefacenti e la loro presenza nell’atmosfera di un territorio circoscritto.
Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica internazionale, viene presentato come una ricerca senza precedenti in Italia e molto rara anche nel panorama scientifico mondiale. L’obiettivo non è solo rilevare la presenza delle sostanze, ma anche provare a misurare in modo nuovo la diffusione del fenomeno droga in un’area urbana.
A Pescara, i dati raccolti hanno evidenziato nell’aria una concentrazione di cocaina pari a 0,016 ng/m³ e di cannabinoidi pari a 0,294 ng/m³. Accanto a queste sostanze sono state rilevate anche nicotina, caffeina e diversi inquinanti atmosferici tradizionali.
Le analisi sono state condotte attraverso procedure innovative dal gruppo di lavoro dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Cnr, che nel 2009 ha realizzato due campagne stagionali di monitoraggio, combinando prove di laboratorio ed esperimenti sul campo. In Abruzzo, il monitoraggio è stato effettuato nel mese di giugno presso la centralina di via Sacco, scelta perché dotata di strumentazione particolarmente avanzata.
Secondo i responsabili del progetto, il fatto che sia stato possibile individuare queste tracce nell’aria apre prospettive interessanti per lo studio del fenomeno, anche se al momento non è possibile associare la presenza di sostanze stupefacenti nell’atmosfera a effetti diretti sulla salute della popolazione.
Proprio per questo i ricercatori sottolineano l’importanza di rendere questa indagine più ampia e sistematica. Un primo passo in questa direzione è già stato avviato con un accordo tra il Cnr e il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, che prevede nuove misurazioni in otto grandi città italiane.
La ricerca, insomma, non lancia un allarme sanitario immediato, ma propone un nuovo strumento di osservazione: leggere nell’aria le tracce di un fenomeno sociale spesso invisibile, per comprenderne meglio la diffusione reale sul territorio.






