Maleficia è uno di quei film che, appena parte, ti fanno capire che la qualità dell’immagine non sarà la tua guida spirituale. Anzi, è proprio la sua povertà visiva, con effetti speciali casalinghi e soluzioni creative molto… dirette, a trasformarlo in un piccolo culto dell’horror estremo. Se vi chiedete che cosa sia davvero l’ultra gore, basta premere play. Non serve essere preparati: ci penserà il film a farvi diventare esperti vostro malgrado.

Chi pensa che gli statunitensi siano i campioni indiscussi del cinema horror forse dovrebbe rivedere le proprie certezze. Antoine Pellissier, Andreas Schnaas, Takashi Miike e altri nomi che non hanno mai avuto paura del cattivo gusto sono lì a dimostrare che la follia filmica non ha bandiera. In un momento di rivelazione, potrei dire che certi virtuosismi visuali, che molti attribuiscono a Kubrick, in realtà Pellissier li aveva già esplorati armato solo di una modesta cinepresa e di infinita sfrontatezza.

Il film è un carosello di rituali oscuri, atmosfere sacrileghe, creature che spuntano fuori all’improvviso e personaggi che inseguono le proprie vittime con tempi scenici degni di una domenica pomeriggio molto lenta. Si passa da messe nere a apparizioni improvvise ad atmosfere da castello maledetto, tutto con quella semplicità da produzione indipendente che si trasforma in forza comica involontaria.

Maleficia non concede tempi morti. Entri subito nel suo mondo folle, forse proprio perché l’immaginario è talmente fuori dagli schemi da risultare ipnotico. Il trash visivo diventa quasi un portale di accesso: ti trascina dentro senza chiederti il permesso. Chi ama il cinema estremo dovrebbe procurarselo, se non altro per dire di essere sopravvissuto a un’esperienza che sfida la logica e il buon senso.

E come dimenticare la scena cult in cui una madre, nel caos generale, scambia il proprio figlio per una creatura ostile e lo colpisce senza accorgersi di nulla fino a molto dopo. Un momento talmente assurdo da sembrare una gag mal recitata, e invece è lì, orgogliosamente parte dell’opera.

Regia: Antoine Pellissier
Cast: Guy Cicorelli, Nelly Astaud, Brigitte Garrigue, Claude Gatumel, Maryline Soto

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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