Ci sono film sui lupi mannari che puntano sulla tensione, altri sulla tragedia, altri ancora sugli effetti speciali spettacolari. Carnivore: Werewolf of London, invece, sceglie un approccio più originale: mette alla prova la forza d’animo dello spettatore.
La premessa sarebbe anche interessante: una coppia in crisi che si rifugia in una casa isolata, strani rumori nella notte, un misterioso predatore nei boschi. Peccato che tra “premessa interessante” e “film interessante” ci sia in mezzo un burrone. E Carnivore ci finisce dentro a piedi pari.
Gran parte del film consiste in interminabili scene di coppia che litigano, parlano, si ignorano, si guardano male… insomma, un classico dramma di relazione con un lupo mannaro sullo sfondo. Ma così sullo sfondo che probabilmente il mostro stesso si è chiesto se fosse il caso di andarsene.
Quando finalmente appare, è un po’ come aspettare un treno in ritardo: l’entusiasmo se n’è già andato da un pezzo.
Il design del lupo mannaro merita una menzione speciale. Non perché sia bello, efficace o spaventoso, ma perché riesce a ricordare contemporaneamente un costume di Halloween comprato all’ultimo minuto e un vecchio peluche sopravvissuto male alla lavatrice. In alcune inquadrature, sembra chiedere scusa per come è stato realizzato.
La regia punta molto sulle ombre, sulle oscurità, sui “non si vede niente così sembra inquietante”.
In realtà, sembra più che non si veda niente perché qualcuno ha dimenticato di accendere le luci.
Il risultato è un film dove passi metà del tempo cercando di capire cosa stia succedendo e l’altra metà a chiederti se sia davvero importante capirlo.
Gli attori fanno il possibile con quello che hanno — cioè molto poco — e ci regalano interpretazioni che oscillano tra il “sono stanco” e il “non ho capito il copione, ma vado avanti lo stesso”.
La loro relazione, teoricamente al centro della trama, è così piatta che ti ritrovi a simpatizzare per il lupo mannaro sperando in un colpo di scena drastico.
E il ritmo? Immagina una lunga passeggiata nel bosco, senza direzione, senza scopo, senza panorama. Ogni tanto succede qualcosa, ma talmente piano, talmente tardi, che inizi a chiederti se il film stia cercando davvero di diventare una meditazione filosofica travestita da horror. Spoiler: non lo è.
In conclusione, Carnivore: Werewolf of London è un film perfetto se vuoi vedere un lupo mannaro e allo stesso tempo riflettere sulla noia esistenziale. Non fa paura, non sorprende, ma riesce comunque a regalare qualche risata involontaria.
E accompagna bene una serata in cui l’obiettivo non è spaventarsi… ma allenare la propria ironia.
Il lupo mannaro forse non morde.
Il film, però, un po’, sì.
