Amsterdam è stanca. Non la città in sé, ma chi ci vive ogni giorno, stretto tra fiumi di turisti, file interminabili per un selfie e quartieri interi trasformati in un gigantesco parco a tema. Ora gli abitanti hanno deciso di passare dalle parole ai fatti: hanno fatto causa al Comune, accusandolo di non rispettare i limiti sul turismo di massa.
Il gruppo Amsterdam Heeft een Keuze (“Amsterdam ha una scelta”) denuncia che la città ha superato da tempo il tetto di 20 milioni di pernottamenti annui fissato da un’ordinanza del 2021. Nel 2024 i pernottamenti sono stati 22,9 milioni e per il 2025 si prevede addirittura quota 25 milioni. Numeri che parlano chiaro: le regole esistono, ma non vengono applicate.
E mentre i visitatori aumentano, gli abitanti scappano. Negozi storici cedono il posto a shop di souvenir e Nutella bar, case ed edifici pubblici diventano hotel, il centro è ormai impraticabile. Secondo i dati, un abitante su cinque evita il cuore della città. Un paradosso: il centro storico, patrimonio unico al mondo, è ormai vissuto più dagli stranieri che da chi lo abita.
Il Comune ha provato a correre ai ripari: tassa di soggiorno altissima, divieti di fumare cannabis in alcune zone, limiti a feste e crociere. Misure utili, forse, ma chiaramente insufficienti. Perché il problema non è solo contenere gli eccessi, ma decidere se Amsterdam debba rimanere una città viva, abitata, o trasformarsi definitivamente in una “Disneyland per adulti”, dove tutto è spettacolo, commercio e consumo rapido.
Gli attivisti chiedono chiarezza: fissare davvero un limite, farlo rispettare e restituire spazio ai residenti. Perché non è questione di essere contro il turismo. È questione di misura, di dignità e di futuro. Una città senza i suoi abitanti non è più una città, è una cartolina senz’anima.
