Mentre le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla si avvicinano alle acque di Gaza per consegnare aiuti umanitari, il governo italiano sceglie la linea della prudenza, o meglio della resa preventiva. Il ministro della Difesa Crosetto parla di “soluzioni alternative” per fermare la missione, il ministro degli Esteri Tajani invoca “niente violenza” da parte di Israele, e la premier Meloni arriva a definire la Flotilla un rischio per la fragile trattativa di pace targata Trump-Netanyahu.

Ma di quale pace stiamo parlando? Di un piano elaborato alla Casa Bianca che persino lo stesso Netanyahu accoglie a metà, dicendo chiaramente: “Non ho accettato uno Stato palestinese”. Una pace senza Stato palestinese, senza libertà di movimento, senza riconoscimento dei diritti fondamentali: un ossimoro che suona come una beffa per chi vive da decenni sotto occupazione e sotto assedio.

La posizione italiana è, ancora una volta, la fotografia di un Paese che ha abbandonato ogni credibilità internazionale. Da un lato, ci si dichiara al fianco dei civili palestinesi, dall’altro si chiede agli attivisti di desistere, si offre una fregata militare come via di fuga per “rientrare in sicurezza”. È la versione aggiornata della solita ipocrisia: solidarietà a parole, sabotaggio nei fatti.

La Global Sumud Flotilla risponde senza giri di parole: “Questa non è protezione. È sabotaggio. È codardia travestita da diplomazia”. E non hanno torto. L’Italia, invece di difendere il diritto di cittadini italiani ed europei di portare aiuti a una popolazione stremata, preferisce non disturbare l’alleato israeliano e non incrinare l’asse con Washington.

Il Papa parla di speranza che non ci sia violenza, i manifestanti a Tel Aviv e Gerusalemme chiedono la fine della guerra, ma il governo italiano si limita a chiedere a Israele di “non usare forza eccessiva”, come se la violenza fosse già un dato scontato, accettato, legittimato.

La verità è che chi oggi si oppone alla Flotilla non sta difendendo la pace, ma la guerra. Non protegge vite umane, ma interessi geopolitici. Non ascolta il grido di chi muore a Gaza, ma i calcoli elettorali e le pressioni diplomatiche.

È l’ennesima occasione mancata per dimostrare che l’Italia non è un semplice gregario nelle strategie altrui, ma un Paese capace di affermare una propria dignità politica. Invece, ancora una volta, siamo costretti a constatare che la parola “pace” nel vocabolario del governo italiano è ormai ridotta a slogan vuoto, utile solo a coprire l’assenza di coraggio.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.