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Ape mellifera selvatica, un passo avanti per la sua salvaguardia

L’ape mellifera selvatica entra ufficialmente nella categoria delle specie “in pericolo”. A sancirlo è la nuova Lista Rossa delle api europee, aggiornata il 12 ottobre dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Il documento, frutto del lavoro di un team di 14 scienziati europei coordinati dal gruppo internazionale Honey Bee Watch, vede tra i protagonisti anche la Fondazione Edmund Mach (FEM) con l’entomologo Paolo Fontana.

La FEM ha avuto un ruolo decisivo grazie ai dati raccolti tramite l’app BeeWild, che ha permesso di censire circa 1.300 colonie di api mellifere selvatiche in Italia, fornendo informazioni fondamentali per la nuova classificazione.

Secondo gli esperti, questo aggiornamento rappresenta un passaggio storico: per la prima volta, l’ape mellifera selvatica ottiene un riconoscimento ufficiale del suo stato di vulnerabilità, aprendo la strada a politiche di tutela e conservazione da parte dell’Unione Europea.

Nel 2014, la specie era stata inserita nella categoria Data Deficient (“dati insufficienti”), poiché si riteneva che non esistessero più popolazioni selvatiche in Europa. Oggi, grazie alle nuove ricerche, si è scoperto che le api mellifere selvatiche non sono estinte, ma resistono in diverse aree del continente, anche se in numero limitato e sotto costante minaccia.

Il contributo italiano decisivo

L’Italia si è distinta per il ruolo centrale nella raccolta di dati e osservazioni. Le segnalazioni arrivate tramite l’app BeeWild, sviluppata dall’Unità di Agrometeorologia e Irrigazione del Centro Trasferimento Tecnologico FEM in collaborazione con la World Biodiversity Association, hanno fornito un quadro dettagliato della diffusione delle colonie libere.

BeeWild, attiva in tutta Europa, consente ai cittadini di partecipare al monitoraggio attraverso un modello di citizen science, segnalando la presenza di colonie selvatiche di api mellifere e contribuendo così al censimento della specie. È attualmente l’unica applicazione di questo tipo in Europa.

Dalla Carta di San Michele alla Dichiarazione di Pantelleria

Già nel 2018 la Carta di San Michele all’Adige aveva lanciato un appello per la tutela delle popolazioni locali di api mellifere, sottolineandone l’importanza ecologica e genetica. Quel documento, considerato oggi una pietra miliare nel dibattito scientifico, ha ispirato la nascita dell’app BeeWild nel 2020 e, due anni più tardi, la Dichiarazione di Pantelleria, promossa anch’essa dalla Fondazione Edmund Mach.

Un altro contributo significativo arriva dal Resilient Bee Project, associazione italiana che dal 2024 collabora con la FEM per monitorare i siti di nidificazione più rilevanti segnalati tramite BeeWild.

Fortunatamente, anche la comunità degli apicoltori italiani si è mostrata particolarmente sensibile al tema, partecipando attivamente ai progetti di ricerca e contribuendo a proteggere e studiare le popolazioni selvatiche.

Come sottolinea Paolo Fontana, “questa nuova classificazione non è solo un riconoscimento scientifico, ma un richiamo urgente all’azione: le api mellifere selvatiche sono fondamentali per la biodiversità e per la salute degli ecosistemi, e la loro sopravvivenza dipende dalle scelte che faremo oggi”.

Redazione
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