Incredibile ma vero. Al Sole 24 Ore, il giornale che da sempre si scalda alla luce del libero mercato, qualcuno ha osato fare la cosa più sovversiva del secolo: scioperare.
Altro che lotta di classe, qui siamo davanti a un colpo di Stato rosé, un’insurrezione con tesserino stampa e contratto Fieg.

La redazione ha proclamato sei giorni di sciopero contro la direzione, rea di aver fatto uscire comunque il giornale durante la protesta. Un atto definito “grave condotta antisindacale” dal Comitato di redazione. Da fuori, invece, qualcuno ha subito intuito il vero pericolo: i kommunisti si sono infiltrati nei grafici, nei titolisti e forse persino nei correttori di bozze.

Pare che tutto sia iniziato quando la direzione ha deciso di pubblicare un numero del quotidiano ignorando lo stop. In prima pagina, un’intervista alla premier Giorgia Meloni firmata da una collaboratrice esterna. Non è la prima volta, ma questa volta la redazione ha sbottato.
Che bisogno c’è dei giornalisti interni, dopotutto? Il capitalismo moderno preferisce l’outsourcing anche dell’informazione: meno sindacati, più efficienza.

I redattori, però, non l’hanno presa bene. Hanno parlato di un “atto di rottura senza precedenti” e di un numero “indecente”. Alcuni giurano di aver visto lacrime scendere sulle tastiere, altri sostengono che fossero solo gocce di caffè solidale.

Nei corridoi, intanto, serpeggia la paura. Si dice che i kommunisti si nascondano tra le righe dei comunicati, che parlino di “libertà di stampa” con tono sospetto e che si salutino citando l’articolo 21 della Costituzione invece del buongiorno.
C’è chi li ha visti riunirsi in assemblea per parlare di “autonomia professionale” e “dignità del lavoro”. Segni inequivocabili di sovversione.

Il giornale di Confindustria, nato per celebrare il profitto e le trimestrali, ora rischia di diventare un covo di gente che rivendica la libertà di fare domande e di dire no. Se questa non è infiltrazione ideologica, cos’è?
C’è chi propone di installare metal detector in redazione: non per le armi, ma per i principi.

La premier, intanto, può dormire tranquilla. L’intervista è uscita, i titoli erano impeccabili e nessuno le ha chiesto niente di troppo scomodo. Missione compiuta. Solo che ora, tra un bilancio e un editoriale, il giornale dell’impresa si trova a gestire un imprevisto: un gruppo di lavoratori che si comporta da… lavoratori.

E così al Sole 24 Ore si respira un’aria strana. Qualcuno dice che il rosso che campeggia sul logo non sia più solo un colore grafico, ma un segnale d’allarme.
Sarà anche vero, ma se difendere il diritto di sciopero e la dignità professionale basta per essere chiamati kommunisti, allora il Paese è più rosso di quanto pensiamo.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.