Un passo decisivo per la sanità italiana. Con l’approvazione da parte del Ministero della Salute del documento per l’implementazione delle Pancreas Unit, prende forma un modello innovativo di presa in carico dei pazienti affetti da malattie pancreatiche, sia oncologiche che benigne. L’obiettivo è chiaro: garantire cure più tempestive, efficaci ed eque su tutto il territorio nazionale.

Le Pancreas Unit nascono come centri specializzati interconnessi secondo un modello multidisciplinare, in cui lavorano insieme gastroenterologi, endoscopisti, chirurghi, oncologi, radiologi, patologi, nutrizionisti e palliativisti. È un approccio integrato che unisce qualità, prossimità e sostenibilità, come sottolineano la dottoressa Silvia Carrara, presidente dell’Associazione Italiana Studio Pancreas (AISP), e il professor Luca Frulloni, presidente della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE).

«Le Pancreas Unit – spiega Carrara – sono la risposta alla complessità di queste patologie. Solo unendo competenze e creando una rete ad alta specializzazione possiamo offrire cure realmente efficaci e vicine al paziente».

Il carcinoma del pancreas è oggi una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare. Le proiezioni indicano che, nei prossimi anni, potrebbe diventare la seconda causa di morte per tumore in Europa. Anche le forme benigne – come le pancreatiti acute e croniche o le lesioni cistiche – richiedono percorsi di cura complessi e continui.
Gli studi dimostrano che i pazienti seguiti in centri ad alto volume e con équipe multidisciplinari hanno maggiori possibilità di sopravvivenza e minori complicanze post-operatorie.

Un esempio di successo arriva dalla Regione Lombardia, che ha realizzato una rete di 14 centri di riferimento (Hub) e numerosi presidi periferici (Spoke). Ogni struttura opera secondo criteri precisi: multidisciplinarietà effettiva, volumi minimi di interventi, riunioni cliniche regolari, case manager dedicato e uso di piattaforme digitali per il monitoraggio della qualità. Questo modello è oggi la base di riferimento per la futura rete nazionale coordinata dal Ministero della Salute.

Per rendere le Pancreas Unit una realtà in tutte le regioni, AISP e SIGE individuano alcune priorità fondamentali:

  • potenziare la formazione di nuovi specialisti;

  • creare e finanziare registri clinici nazionali;

  • aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per includere procedure avanzate oggi non coperte;

  • promuovere la ricerca multicentrica e la collaborazione tra i diversi centri.

Le due società scientifiche si impegnano a sostenere questo percorso attraverso iniziative di formazione, divulgazione e collaborazione con le associazioni dei pazienti, coinvolgendo attivamente anche i giovani medici.

Le Pancreas Unit rappresentano dunque un nuovo paradigma di cura: un modello basato sull’evidenza scientifica e centrato sulla persona, che unisce efficienza clinica, equità e innovazione.
Un progetto che guarda al futuro, con la convinzione che solo una rete integrata e condivisa possa offrire a ogni paziente le migliori possibilità di cura e di vita.

Di Redazione

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