uardare Bairavaa è un po’ come sedersi sulle montagne russe dopo aver mangiato troppo: all’inizio pensi che possa perfino essere divertente, poi capisci che ti aspetta un’ora e mezza di puro caos energetico, e alla fine ti ritrovi a chiederti perché l’hai fatto.
Il film parte con l’intenzione nobile di essere un massiccio action rom-com alla maniera del cinema tamil più iperattivo. E fin qui niente di strano: Vijay che entra in scena sfidando la gravità è quasi una tradizione culturale. Ma qui si va oltre: siamo nella categoria “la fisica ha aperto la porta, salutato, e ha abbandonato il set”.
La trama è semplice, nel senso che sembra stata scritta su un tovagliolino durante una pausa pranzo. Il nostro eroe scopre un’ingiustizia, decide di sistemare tutto, e nel frattempo conquista la ragazza con una serenità tale che uno si chiede se per caso non abbia un abbonamento annuale all’invincibilità.
I cattivi, invece, sembrano usciti da un fumetto disegnato da qualcuno che non aveva abbastanza pastelli. Ridono troppo, gridano troppo, sudano troppo. Ogni loro entrata in scena è un evento atmosferico, spesso accompagnato da musica talmente drammatica che ti aspetti un fulmine sullo sfondo.
E poi c’è l’azione. Coreografie così esagerate che a un certo punto ho iniziato a tifare non per il protagonista, ma per la stabilità della telecamera. Ogni colpo è accompagnato da un effetto sonoro che sembra preso da un videogioco anni ’90, e ogni salto è una dichiarazione d’amore al green screen.
La parte migliore? Nonostante tutto, Vijay rimane sempre perfetto: neanche un capello fuori posto, neanche un graffio. È quasi commovente.
La storia d’amore, come prevedibile, è una parentesi che entra ed esce dalla sceneggiatura a seconda di quando il regista si ricorda che dovrebbe esserci. Ma per essere onesti, nessuno guarda Bairavaa per il romanticismo. Qui siamo nel territorio “ti offro un mazzo di fiori e poi demolisco un’intera banda criminale senza battere ciglio”.
Alla fine, Bairavaa non è un brutto film. È semplicemente un film che vive in una dimensione parallela, dove l’azione non ha regole, la logica è opzionale e il protagonista potrebbe sconfiggere un esercito usando un cucchiaio.
E sai cosa? In un certo senso funziona pure.
Ti fa alzare gli occhi al cielo, sì, ma ti strappa anche qualche risata involontaria. È cinema tamilesco nella sua forma più pura: rumoroso, esagerato, caotico, e incredibilmente sicuro di sé.
Un film perfetto per quando vuoi spegnere il cervello e guardare un eroe che non conosce la parola “limite”. O il concetto di “Newton”.
