Apocalisse a Frogtown è il tipo di film che, solo a leggerne la trama, ti fa chiedere come sia possibile che il cinema americano degli anni Ottanta sia sopravvissuto ai propri sceneggiatori. La risposta è semplice: aveva un’arma segreta chiamata Roddy Piper. Che qui interpreta Sam Hell, un vagabondo post atomico che viene reclutato da un gruppo di militari perché, diciamolo con delicatezza, è uno dei pochi uomini ancora efficaci nella nuova umanità sterilizzata. E già così siamo a livelli narrativi che il mondo non merita, ma che sicuramente desidera.
La missione di Sam è semplice: infiltrarsi a Frogtown, una città governata da rane antropomorfe, per salvare un gruppo di donne destinate alla ripopolazione del pianeta. E questo senza mai togliersi il collare esplosivo che il governo gli ha gentilmente regalato, giusto per ricordargli chi comanda. Tra rane rivoluzionarie, boss anfibi con la frusta e soldatesse armate e rigidissime, ogni scena sembra uscita da un incrocio tra Mad Max e una fiera di cosplay andata completamente fuori controllo.
Gli effetti speciali sono un inno all’artigianato: mascheroni delle rane che oggi sembrano fatti con gommapiuma da discount, ma che negli anni Ottanta erano considerati all’avanguardia; scenografie che mescolano resti di set abbandonati e inventiva disperata; combattimenti che si reggono più sull’entusiasmo degli attori che su vera coreografia. Eppure, in qualche modo, funziona. Frogtown è un mondo che si prende sul serio quel tanto che basta per diventare irresistibile.
Piper, con il suo carisma da lottatore e il suo sorriso da “non posso credere che mi paghino per questo”, regge il film con splendida incoscienza. Le sue compagne di missione sono una combinazione di rigidità militare e sguardi che dicono “ma che ci faccio qui?”. Le rane, invece, rubano la scena ogni volta che compaiono: hanno più personalità loro di metà dei villain Marvel moderni.
La cosa incredibile è che, sotto la crosta di follia, il film ha perfino una certa coerenza interna. Nella sua assurdità, crea un mondo, delle regole, dei ritmi. Certo, sono regole che non avrebbero senso nemmeno in un videogioco per Commodore 64, ma almeno sono rispettate.
Apocalisse a Frogtown è un’esperienza di cui non sapevi di avere bisogno. È epico nel modo sbagliato, divertente nel modo giusto, pieno di difetti che diventano pregi e di intuizioni che nessun produttore sano di mente approverebbe oggi. Un cult assoluto per chi ama il cinema che non ha paura di inciampare e cadere in una pozzanghera… da cui molto probabilmente salterà fuori una rana.
