Ci sono libri che si leggono e libri che si attraversano. Doppia Goccia di Valentino Russo, per me, appartiene alla seconda categoria. Non è stato solo un romanzo, ma un’esperienza che ha continuato a pulsare anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Il 3 agosto 2025 ho avuto la fortuna di programmare il Silent Reading Party organizzato dall’associazione socio-culturale L’alchimista di Alfedena, un appuntamento che porterò con me a lungo. La professoressa Rosaria Romano ha guidato l’incontro con una finezza e una sensibilità rare, creando un’atmosfera raccolta in cui ogni lettore poteva perdersi e ritrovarsi nel testo. Ma la magia si è compiuta davvero quando, con naturalezza, è intervenuto Valentino Russo in persona.

Vederlo lì, in mezzo a noi, non solo come autore ma come uomo che conosce la psicologia, il diritto e le ombre dell’animo umano, ha trasformato la mia percezione del romanzo. Russo ha questa capacità rara di illuminare ciò che nei suoi personaggi si muove in silenzio. Ti accorgi che ogni gesto, ogni esitazione, ogni ferita nascosta ha un motivo preciso, e che nulla, proprio nulla, è lasciato al caso.

Durante l’evento mi sono ritrovato a osservare le pagine con occhi nuovi. La trama di Doppia Goccia non è una semplice indagine, non è un puzzle poliziesco fatto di incastri e sospetti. È un viaggio nelle contraddizioni della mente, nelle zone grigie dove si formano le scelte, dove nascono le ossessioni, dove si annida il dolore. Russo costruisce un labirinto psicologico che avverti quasi fisicamente, come se stessi camminando accanto ai suoi personaggi e sentissi il loro respiro accelerare.

La cosa che mi ha colpito di più, però, è stata la sincerità dell’autore. Non parla come chi vuole spiegarti un enigma, ma come qualcuno che vuole accompagnarti dentro un processo creativo che non è solo intelletto, ma anche vissuto, intuizione, memoria. Le sue parole hanno reso il romanzo ancora più tridimensionale, dandogli quella profondità che solo chi lo ha scritto può evocare.

Il Silent Reading Party, con il suo ritmo lento e intimo, è stato il contesto perfetto per un libro come questo. Leggere in silenzio, insieme, ma ognuno immerso nel proprio mondo, è stato quasi un esercizio di meditazione collettiva. La professoressa Romano ha saputo creare un equilibrio raro tra analisi, ascolto e suggestione, e questo ha permesso a tutti noi di cogliere sfumature che magari avremmo tralasciato.

Doppia Goccia è un romanzo che non si limita a intrattenere. Spinge, stimola, provoca. Ti mette davanti allo specchio e ti costringe a domandarti da quale parte della storia stai davvero guardando. Per questo non posso che consigliarlo. Non solo perché è scritto bene, non solo perché la sua trama è avvincente, ma perché ti cambia un po’, e lo fa con quella delicatezza che solo i libri sinceri possiedono.

Per me, questo incontro con Russo e con il suo romanzo è stato un momento di autentica elevazione culturale. Una conferma che la letteratura, quando è fatta con cuore e con pensiero, sa ancora creare ponti, aprire varchi e lasciare segni profondi.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.