Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma ti riportano a un tempo in cui anche tu avevi dentro la stessa confusione, la stessa voglia di capire chi eri. Accadde al liceo di Gianluigi Chiaserotti è uno di quei libri.

Non so se capita anche a voi, ma ogni tanto sento il bisogno di tornare con la mente ai giorni del liceo. Non tanto per nostalgia sterile, ma per ritrovare quel ragazzo che ero — quello che cercava di sembrare sicuro di sé ma che, in realtà, stava solo imparando a vivere. Leggendo Chiaserotti, mi è sembrato di rincontrarlo.

L’autore ha una scrittura semplice, diretta, ma piena di verità. Non costruisce personaggi perfetti, non idealizza la gioventù: la racconta per quella che è, con tutte le sue contraddizioni. Gli studenti del suo liceo potremmo essere noi, o i nostri amici di allora. Ci si riconosce nei loro pensieri, nelle paure, nei momenti di leggerezza che a volte sembravano banali ma che, col tempo, sono diventati ricordi preziosi.

Quello che mi ha colpito di più è la sensibilità con cui Chiaserotti descrive le relazioni umane. L’amicizia, i primi amori, i rapporti con i professori – tutto viene trattato con una delicatezza che raramente si trova in questo tipo di storie. Non c’è mai giudizio, solo osservazione e comprensione.

Mentre leggevo, mi è capitato di fermarmi più volte. Alcune frasi mi hanno colpito come un pugno gentile: mi hanno ricordato persone, episodi, emozioni che pensavo di aver dimenticato. E invece erano ancora lì, da qualche parte, ad aspettare solo di essere risvegliate.

Accadde al liceo non è solo un romanzo sul mondo della scuola. È un viaggio dentro il tempo, ma anche dentro di noi. Un invito a guardare indietro senza rimpianto, con la consapevolezza che quelle esperienze – belle o difficili che fossero – ci hanno formati.

È un libro che si legge in silenzio, con un sorriso un po’ malinconico, e che ti lascia addosso la sensazione che, in fondo, certi anni non finiscono mai davvero.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.