Un giovane sicario di 20 anni, arrestato insieme ad altre 73 persone ritenute coinvolte nei massacri avvenuti nello Stato messicano di Tamaulipas, ha confessato di aver commesso oltre 200 omicidi.
La notizia è stata resa nota dal sottosegretario alla sicurezza interna Alejandro Poiré Romero, che ha confermato come tutti gli arrestati sarebbero affiliati al cartello dei Los Zetas, una delle organizzazioni criminali più feroci del narcotraffico messicano.
L’inchiesta riguarda una delle pagine più terribili della guerra tra i cartelli: il ritrovamento di 183 cadaveri sepolti in una decina di fosse comuni nello Stato di Tamaulipas, area strategica per il traffico di droga e da anni sconvolta da una violenza brutale.
Nel rilanciare la notizia, i media messicani hanno ricordato anche un altro caso emblematico: quello di “El Ponchis”, il killer di appena 14 anni arrestato lo scorso dicembre, che aveva confessato di aver decapitato quattro persone.
Il dato più inquietante è proprio questo: i cartelli della droga reclutano spesso minorenni, sfruttando il fatto che in Messico chi ha meno di 18 anni può ricevere pene molto più lievi, con un massimo di tre anni di detenzione.
Una strategia che mostra fino a che punto la criminalità organizzata sia capace di trasformare adolescenti e giovanissimi in strumenti di morte, approfittando della loro vulnerabilità e delle pieghe del sistema penale.






